Battisti non si pente: "Non chiedo scusa per delitti commessi da altri"

. Esteri

E' cambiato il clima politico in Brasile, si avvicina a grandi passi il giorno dell'estradizione per Cesare Battisti che lo sa e sta giocando tutte le sue carte, legali e mediatiche, per impedirla in attesa dell'ultima decisione del Tribunale supremo. L'ex-terrorista dei PAC (Proletari armati per il Comunismo) condannato in contumacia all'ergastolo per quattro omicidi commessi negli anni di piombo e latitante da 36 anni, è arrivato anche a chiedere al nuovo presidente Temer un "atto di giustizia e di umanità" nei suoi confronti perche' - ha detto in un'intervista - "rimandarmi in Italia dove mi considerano un mostro, dove verso di me c'è solo odio e risentimento, significherebbe consegnarmi alla morte". Ma il suo atteggiamento di fondo non cambia, nessun pentimento e nessuna offerta di scuse ai familiari delle vittime. neanche in un momento così critico per lui. Parlando con l'Ansa è stato chiarissimo: "Tutte le morti sono deplorevoli. Ma non c'è motivo che io chieda scusa per qualcosa che hanno commesso altri" ha detto rispondendo alla domanda se intendeva mandare un messaggio alle famiglie delle vittime che la giustizia italiana gli imputa. E a un quotidiano brasiliano ha parlato dell'Italia come di un paese "arrogante", un paese dove "sono convinti che sia un compito facile portarmi via dal Brasile". Battisti rilascia interviste e si appella all'umanità del presidente della Repubblica invitandolo a non cancellare lo status di rifugiato politico concessogli dall'ex-presidente Lula nell'ultimo giorno del suo mandato ma che il clima sia cambiato lo ha testimoniato il ministro brasiliano della Giustizia secondo il quale, con il suo tentativo di fuga in Bolivia, si è rotto il rapporto di fiducia tra il paese sudamericano e l'ex-terrorista. "Cesare Battisti chiede al Brasile umanità. Umanità per le vittime di questo killer diciamo noi. Ridatecelo, lo aspetta il carcere" ha twittato Matteo Renzi.

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