PyeongChang e le due Coree, Giochi 'storici' per una stretta di mano

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Più che per i risultati sportivi questi Giochi passeranno alla storia per una stretta di mano, quella che ha plasticamente riavvicinato le due Coree quasi settant'anni dopo la guerra sul 38/mo parallelo. La stretta di mano è quella scambiata oggi nello stadio di PyeongChang tra il presidente sudcoreano Moon Jae-in, l'ospite, e la sorella minore (ma con un rilevante ruolo politico nel suo paese) del dittatore nordcoreano Kim Jong-un, Kim Yo-jong. I due erano insieme in tribuna all'accensione del tripode dei Giochi invernali. A rafforzare la percezione di un disgelo non di facciata tra le due Coree la sfilata congiunta degli atleti di Seul e di quelli di PyongYang. Il vice-presidente americano Mike Pence, anche lui presente alla cerimonia, si è tenuto un pò in disparte, freddino e apparentemente scettico sulle reali intenzioni del dittatore Kim. Pence ha solo brevemente incrociato il capo della delegazione nordcoreana Kim Yong-nam ed evitato il faccia a faccia. D'altra parte il capo del regime di PyongYang proprio oggi, mentre si aprivano i Giochi, ha fatto sfilare nella capitale qualche decina di migliaia di soldati tanto per ricordare al mondo che la Corea del Nord si sente ormai una potenza regionale che ha nel suo arsenale anche ordigni atomici. Ma al di là di queste valutazioni tutte politiche (sarà vero disgelo?) oggi conta quella stretta di mano e uno stadio tutto in tripudio per la sfilata congiunta delle delegazioni delle due Coree entrate insieme nell'impianto olimpico. Due gli atleti che hanno sventolato la bandiera con la Corea unita, blu in campo bianco, uno del Nord e uno del Sud. Al passaggio della sfilata la sorella di Kim si è alzata in piedi in tribuna per salutare gli atleti mentre il presidente della Corea del Sud e sua moglie la guardavano sorridendo.

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