Gli Obama: il contratto con Netflix? "Per cambiare in meglio il mondo"

. Esteri

Nella poco fortunata campagna elettorale del 2008, Walter Veltroni aveva fatto suo lo slogan obamiano "Yes we can", ora l'ex presidente Usa Barack e l'ex first lady Michelle, seguono le tracce del percorso post-politico del leader dem italiano, con la firma un accordo per la produzione di contenuti originali per il colosso dello streaming online Netflix. La compagnia californiana entrata nel settore soltanto da cinque anni fa con fortunata serie, "House of Cards", ha raggiunto rapidamente 125 milioni di abbonati in tutto il mondo. Secondo il New York Times, che aveva anticipato l'accordo, gli Obama sono convinti del potere dello storytelling per veicolare messaggi al grande pubblico a partire da quello più giovane. La nota ufficiale di Netflix parla della "produzione di film e serie tv, incluse fiction, docuserie e lungometraggi". Negli anni alla Casa Bianca, ha detto l'ex presidente, "abbiamo incontrato persone affascinanti di ogni ceto sociale e vogliamo aiutarle a condividere le loro storie con un pubblico più ampio. Speriamo di coltivare voci di talento, ispiratrici e creative in grado di promuovere una maggiore empatia e comprensione tra i popoli". Un impegno di comunicazione che vuole fare la differenza per cambiare in meglio il mondo: "Barack ed io abbiamo sempre creduto nel potere del racconto nell'aprire mente e cuore", incalza Michelle. Gli Obama anche nell'era Trump rimangono molto popolari, in particolare in Europa e in altre parti del mondo. L'ex presidente spopola sui social media con oltre 101 milioni di follower su Twitter e 55 milioni di fan per la sua pagina Facebook. Netflix ha battuto concorrenti di grido come Apple e Amazon.com. Ma gli Obama appaiono inarrestabili e lavorano alla stesura dei loro memoir, a novembre è prevista l'uscita per Penguin Random House dell'autobiografia dell'ex first lady, "Becoming". La gara tra le case editrici per pubblicare le storie degli anni della coppia alla White House, ha rivelato il Financial Times, avrebbe superato i 60 milioni di dollari. (Foto da Panorama)

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