Trump, prezzo "alto" per Israele dopo riconoscimento di Gerusalemme capitale

. Esteri

Il piano di pace Trump per il Medio Oriente è quasi pronto e il presidente Usa saggia il terreno con una serie di battute, che contribuiscono a creare suspense attorno al segreto forse meglio custodito della Casa Bianca. All'inizio del suo mandato Trump aveva promesso "l'accordo del secolo" e come prima mossa a maggio aveva spostato l'ambasciata di Washington a Gerusalemme, per togliere dal tavolo l'annosa questione della capitale. Ora in un comizio a Charleston, in West Virginia, ha annunciato che Israele pagherà "un alto prezzo" nei possibili prossimi negoziati, proprio a causa della decisione Usa di riconoscere Gerusalemme capitale dello Stato ebraico. Adesso assicura il capo della Casa Bianca sono i palestinesi che avranno "qualcosa di molto buono, perché è arrivato il loro turno". Da navigato uomo d'affari Trump sa bene che concessioni dovranno essere fatte con grande realismo da entrambe le parti e che, probabilmente, saranno anche dolorose. Un dato appare certo, nessuna delle due parti - Israele e palestinesi - sarà mai completamente soddisfatta del disegno dell'accordo in toto. Trump ha più volte ripetuto di essere convinto che se la sua amministrazione non dovesse riuscire a ottenere l'accordo, questo non sarà possibile per nessun altra amministrazione Usa. Secondo una alto esponente del Likud e stretto collaboratore del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, il ministro per la Cooperazione regionale, Tzachi Hanegbi, Trump sta cercando di "trovare una via verso il cuore dei palestinesi, affinché riconquistino la fiducia negli Stati Uniti come mediatore imparziale. Sono sereno - aggiunge -, la presa di posizione del presidente non si ritorcerà contro di noi, nel suo cuore c'è uno spazio sempre accogliente per Israele". D'altronde era stato lo stesso ministro della Difesa israeliano, Avigdor Liberman, ad ammettere che probabilmente si sarebbe pagato qualcosa per la mossa dell'ambasciata, spiegando: "Non si tratta di un invito a un pranzo gratis. Dovremmo essere pronti a pagare un prezzo". E in questa chiave si può leggere anche la risposta scherzosa data dallo stesso Trump in un recente incontro con il re Abdullah II di Giordania, il quale sosteneva come oggi i palestinesi preferiscano la soluzione di un unico Stato con uguali diritti rispetto agli israeliani: "Nel caso di uno Stato unico- aveva replicato sorridendo il presidente americano - allora, tra qualche anno, il primo ministro di Israele potrebbe chiamarsi Mohammed...".

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