Papa amareggiato ma non pensa a lasciare, Viganò: "Non sono io il corvo. Voglio solo la verità"

. Esteri

"No, non sono io il 'corvo'", dice. Ha diffuso il 26 agosto il memoriale di 11 pagine contro papa Bergoglio (sulle coperture degli abusi del clero, soprattutto quello americano) con l'obiettivo di indurlo a dimettersi, ma lo ha fatto - afferma- "per amore della verità". Nessun rancore, nessuna vendetta per non essere stato nominato cardinale proprio da papa Francesco. Così rigetta le critiche l'ex-nunzio apostolico a Washington Carlo Maria Viganò, autore del memoriale, e lo fa da un luogo segreto in un'intervista a Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1, uno dei cinque giornalisti che hanno pubblicato il suo j'accuse. L’arcivescovo, parlando da un luogo che non rivela, dove si sarebbe rifugiato per non farsi raggiungere dai media, respinge le critiche che gli sono state rivolte: in particolare quella di aver agito per vendetta nei confronti del Papa e dell’intero sistema vaticano, specie per la mancata promozione a cardinale e afferma di aver parlato solo "perché la verità emerga", ovvero - precisa - la verità della copertura degli abusi del clero: "Ho parlato perché oramai la corruzione è arrivata ai vertici della gerarchia della Chiesa". Un atto d'accusa contro la gerarchia - aveva già fatto i nomi di una decina tra cardinali e vescovi accusati di "tolleranza" verso gli scandali e indicati come "promotori" della corruzione, ma ora ne aggiunge tre - ma in particolare contro Francesco ritenuto responsabile per la copertura delle denunce. E il papa come reagisce? I suoi collaboratori lo descrivono amareggiato per le accuse di Viganò ma anche sereno e per nulla intenzionato a dimettersi. Sul memoriale che lo accusa nemmeno una parola ma oggi nell'udienza generale è tornato a parlare dello scandalo pedofilia nella Chiesa a proposito del suo viaggio in Irlanda: un viaggio in cui "oltre alla grande gioia" ha dovuto "anche farsi carico del dolore e dell'amarezza per le sofferenze causate in quel Paese da varie forme di abusi, anche da parte di membri della Chiesa, e del fatto - ha detto ancora Francesco - che le autorità ecclesiastiche in passato non abbiano saputo affrontare in maniera adeguata questi crimini". 

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