Siria, abbattuto aereo russo. Accuse a Israele, Putin smorza

. Esteri

E' servita una telefonata tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, per spegnere sul nascere il possibile incendio provocato dall'abbattimento, da parte di 'fuoco amico' siriano, di un aereo Ilyushin Il-20 che rientrava alla base di Hmeimim vicino Latakia in Siria. Netanyahu ha espresso il cordoglio per le 15 vittime russe e offerto la massima collaborazione nell'inchiesta sull'incidente, mentre Putin - dopo le prime dure prese di posizione del ministero della Difesa di Mosca - ha parlato "di una tragica concatenazione di circostanze accidentali". Secondo Damasco il velivolo russo è stato colpito per errore dalla contraerea, mentre era in corso un attacco di F-16 israeliani, che si sarebbero 'nascosti' dietro l'aereo precipitato. L'esercito israeliano IDF ammette, in maniera inconsueta, l'attacco diretto contro arsenali militari siriani, dove venivano trasferiti per conto dell'Iran armamenti al gruppo terroristico sciita libanese di Hezbollah. D'altro canto però precisa che quando i missili siriani hanno colpito il ricognitore russo, i jet con la stella di Davide erano già rientrati nello spazio aereo di Israele. Gerusalemme e Mosca collaborano in modo molto discreto, ma pubblicamente noto, per fronteggiare la crisi innescata dalla guerra civile in Siria. La forte presa di posizione iniziale di Mosca, che aveva parlato di "azione irresponsabile" da parte di Israele e con il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, non aveva escluso possibili "iniziative di risposta", aveva fatto temere il peggio. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani circa 8 mila civili e oltre 10 mila combattenti delle milizie islamiste anti-Assad sono rimasti uccisi nel corso dei bombardamenti russi sulla Siria, nel quadro del sostegno militare diretto accordato dal 2015 da Mosca al regime di Damasco.

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