Migranti, il Marocco dice no a hotspot Ue sul suo territorio

. Esteri

Non trova consensi il piano di creare fuori dei confini dell'Europa 'hotspot' per i migranti che vorrebbero raggiungere i paesi dell'Unione europea. Anche il Marocco boccia l'idea di creare sul suo territorio centri di accoglienza e identificazione. Lo ha detto in una intervista al quotidiano tedesco Die Welt, il ministro degli Esteri di Rabat, Nasser Bourita,  secondo il quale l'Ue deve chiarire se "ci considera dei veri partner o soltanto un vicino di cui aver paura ". Le due enclave della Spagna in Marocco, le città di Ceuta e Melilla, sono spesso al centro di veri e propri assalti di massa alle recinzioni di confine da parte di migranti sub sahariani.  Bruxelles - dopo l’intesa realizzata nel 2016 con la Turchia, che ha frenato il flusso di migranti verso la Grecia - vorrebbe concludere accordi con altri paesi del bacino del Mediterraneo e dell'Africa crocevia del transito dei migranti. Finora - e prima ancora del Marocco - Tunisia, Algeria ed Egitto hanno dichiarato di non essere interessati alla creazione degli hotspot. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha annunciato per febbraio un vertice con i paesi arabi del nord Africa, che quasi sicuramente, accanto ai temi  dello sviluppo economico e del commercio, avrà al centro le possibili soluzioni alla questione migranti, con la ricerca di nuovi accordi sulla falsariga di quello raggiunto con Ankara. Secondo il regolamento di Dublino del 2015 la richiesta di asilo per un migrante extra Ue deve essere fatta nel primo paese dell'Unione in cui mette piede. Un sistema che ha creato un'enorme pressione soprattutto sull'Italia, senza la garanzia di una reale solidarietà e cooperazione da parte degli altri stati membri. La realizzazione di centri di accoglienza in paesi extra Ue sarebbe un elemento decisivo per una riforma di Dublino, nel quadro di un piano più ampio per ridistribuire con maggiore equità i richiedenti asilo in Europa.

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