Nobel Pace a Nadia Murad e Denis Mukwege, impegnati contro stupri nelle guerre

. Esteri

L'attivista curda irachena di religione yazida, Nadia Murad, e il ginecologo congolese, Denis Mukwege, sono i vincitori del Premio Nobel per la Pace, "per i loro sforzi - si legge nella motivazione del Comitato norvegese - per mettere fino all'uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati". Il loro impegno ha contribuito a dare visibilità, ma anche spesso a identificare gli autori di stupri in scenari di guerra, un tipo di abuso riconosciuto dalle convenzioni di Ginevra come crimine contro l'umanità e che spesso si affianca all'orrore del genocidio. Nadia è originaria del villaggio di Kocho, nel Sinjar nel nord dell'Iraq, nell'agosto 2014 era una studentessa di ventuno anni, quando diventò una delle oltre 6.700 donne yazide fatte prigioniere dell'Isis. Condotta come schiava nella città di Mosul fu picchiata e stuprata. Dopo una fuga rocambolesca, nel dicembre 2015 rese pubblici davanti al Consiglio di Sicurezza dell'Onu i drammi dei rifugiati e della tratta di esseri umani. Nella motivazione del premio si riporta tra l'altro: "Vittima di crimini di guerra ha rifiutato di accettare i codici sociali che impongono alle donne di rimanere in silenzio e di vergognarsi degli abusi a cui sono state sottoposte. Ha mostrato un coraggio non comune nel raccontare le sue sofferenze e nel parlare per conto di altre vittime" di cui ha raccolto le tragiche testimonianze. Mukwege, 63 anni, è il fondatore dell'ospedale Panzi di Bukavu, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, capoluogo della provincia del Kivu Sud insanguinata da una interminabile guerra civile, che si stima abbia fatto forse sei milioni di vittime nella stragrande maggioranza civili. Di fronte a questa luttuosa guerra nel cuore dell'Africa, Mukwege ha dedicato la sua vita ad aiutare e difendere i soggetti più deboli travolti dalle violenze, curando migliaia di pazienti accolti nel centro clinico. Ha fondato il suo impegno umanitario sul principio: "La giustizia è affare di tutti" e il Comitato per il Nobel ha sottolineato la su condanna dell' "impunità per gli stupri di massa e la critica al governo congolese e a quelli di altri paesi, per non aver fatto abbastanza per fermare l'uso della violenza sessuale contro le donne come arma di guerra".

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