Giallo a Istanbul, giornalista saudita anti-regime 'eliminato' nel consolato di Riad

. Esteri

Il giornalista saudita anti-regime, Jamal Khashoggi, 59 anni, collaboratore del Washington Post, sarebbe stato ucciso nel consolato dell'Arabia Saudita a Istanbul da una speciale squadra della morte inviata da Riad. Khashoggi, che era seguito da oltre un milione e mezzo di follower su Twitter, si era recato nella sede diplomatica per ottenere alcuni documenti necessari al matrimonio con la sua fidanzata turca. Dal controllo delle telecamere di sicurezza la polizia non avrebbe riscontrato le immagini dell'uscita di Khashoggi. Secondo fonti anonime degli investigatori si sarebbe trattato di un omicidio premeditato e il corpo del giornalista sarebbe stato fatto a pezzi e trasportato fuori del consolato. Il console generale dell'Arabia Saudita, in una dichiarazione alla agenzia Reuters, ha respinto le accuse e ha parlato di impegno nelle ricerche del reporter scomparso. Ex caporedattore del quotidiano al-Watan e direttore del canale televisivo Saudi TV, Khashoggi è stato per lungo tempo vicino alla famiglia reale saudita, ma è entrato in conflitto con l'attuale uomo forte di Riad, il principe della corona saudita, Mohammad bin Salman, promotore di una serie di riforme apprezzate dagli alleati occidentali del regno, ma anche fautore del pugno di ferro contro i dissidenti. Attivisti per i diritti umani e delle donne e intellettuali sono finiti in carcere e l'Arabia Saudita è impegnata dal 2015 in una sanguinosa guerra nello Yemen contro le forze degli Huthi vicini all'Iran, conflitto che ha determinato nel paese una pesante crisi umanitaria. "Ho lasciato la mia casa, la mia famiglia e il mio lavoro - scrisse nel settembre 2017 Khashoggi, fortemente contrario al conflitto nello Yemen - e sto alzando la voce. Non farlo significherebbe tradire coloro che languiscono in prigione. Posso parlare e lo faccio, perché in tanti non possono farlo".

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