Gilet gialli, aggredito il filosofo Finkielkraut: "Sporco ebreo"

. Esteri

Era scritto nelle cose e non poteva non accadere. L'estremismo violento dei "gilet gialli" francesi ha imboccato la terribile strada dell'antisemitismo. Nell'ennesimo sabato di scontri in varie città della Francia, nella capitale si è registrata l'aggressione per strada contro il filosofo Alain Finkielkraut, 69 anni, nato a Parigi da una famiglia di ebrei polacchi scampati alla Shoah, autore de "L'ebreo immaginario". Finkielkraut aveva criticato i gilet, definendo il movimento come una "barbarie". I facinorosi, camuffati con l'ormai famigerato giubbotto catarifrangente, hanno violentemente insultato il docente dell'École polytechnique con frasi come: "sporco ebreo", "sporco sionista", "la Francia è dei francesi", "il popolo ti punirà". Il filosofo è stato tratto in salvo da una persona, che lo ha aiutato ad allontanarsi, mentre il folto gruppo di gilets jaunes - alcuni di quali con il volto coperto da passamontagna neri - si faceva sempre più minaccioso. Intanto, altri teppisti si davano da fare nel centro di Parigi, all'altezza della spianata degli Invalides, lanciando pietre e petardi contro la polizia, che ha risposto con i lacrimogeni. Tensione anche a Rouen, in Normandia, dove un automobilista ha forzato un blocco stradale, travolgendo e ferendo tre dimostranti. Secondo il ministero dell'Interno francese, nelle ultime settimane i numeri della partecipazione alle manifestazioni sono in forte calo e la protesta di piazza è ormai nelle mani dei manifestanti più violenti, vicini alle posizioni di quel Christophe Chalençon incontrato da Luigi Di Maio e da Alessandro Di Battista. Un incontro all'origine dell'"incidente diplomatico con la Francia" del presidente, Emmanuel Macron, invocato proprio dal 'Dibba nazionale' e all'origine della decisione di Parigi di richiamare il proprio ambasciatore a Roma, facendo segnare il punto più basso nelle relazioni fra i due paesi da quando nel 1940, l'allora ministro degli Esteri di Mussolini, Galeazzo Ciano, consegnò all'ambasciatore francese, André François-Poncet, la dichiarazione di guerra.

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