Guaidò torna a Caracas: "Ora fine all'usurpazione di Maduro"

. Esteri

Juan Guaidò è tornato a Caracas, con la folla che lo attendeva all'aeroporto come accade spesso ai leader sudamericani. L'obiettivo è quello di porre fine a quella che il presidente dell'Assemblea nazionale del Venezuela - riconosciuto dalla maggioranza dei paesi occidentali, ma non dall'Italia, come presidente ad interim del paese - definisce "l'usurpazione" da parte del presidente in carica, Nicolas Maduro. Guaidò aveva sfidato il divieto di uscire dal Venezuela impostogli dal tribunale di Caracas, per andare in Colombia, Brasile, Paraguay, Argentina e in Ecuador e trovare un più largo sostegno in America Latina, ma anche per cercare di risolvere la questione degli aiuti umanitari al suo paese bloccati da Maduro. Gli Stati Uniti hanno avvertito Caracas della possibilità di una "pronta risposta", qualora Guaidò sia vittima di minacce o violenze: "Il ritorno sicuro di Guaidò in Venezuela è della massima importanza per gli Stati Uniti", ha twittato il vicepresidente, Mike Pence. Al momento Maduro sembra aver preferito chiudere un occhio. Anche l'Unione europea aveva avvertito il governo bolivariano di non arrestare Guaidò, affermando che una simile mossa avrebbe "rappresentato una grave escalation di tensione e incontrato la ferma condanna della comunità internazionale". Guaidò, dopo essersi proclamato presidente ad interim, ha detto di volere una "transizione pacifica", che permetta al suo paese di superare una crisi politica e umanitaria che ha indotto tra i 3 e i 4 milioni di venezuelani a lasciare il paese. "Torno a casa - ha scritto Guaidò su Twitter -. Ritorno per continuare a lavorare per la liberazione del nostro paese. La nostra missione è di insistere fino a quando non la raggiungiamo. Invito tutti a mobilitarsi di nuovo sabato 9 marzo. Il sostegno che abbiamo ricevuto e il sostegno di cui abbiamo bisogno dipenderanno dal fatto che restiamo per le strade".

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