Brexit, Ue offre a May due nuove date: 12 aprile o 22 maggio

. Esteri

Nuova puntata della storia infinita della Brexit. Dopo i ripetuti smacchi per la premier britannica, Theresa May, nell'aula di Westminster sul divorzio Londra-Bruxelles, l'Unione europea ha proposto due nuove date per risolvere l'impasse rispetto a quella originaria del 29 marzo. Obiettivo evitare il cosiddetto "no deal", ovvero l'uscita del Regno Unito dall'Ue senza "nessun accordo". Al termine di una riunione a tratti accesa e durata oltre 8 ore, i capi di Stato e di governo europei hanno definito due nuove date per favorire un atterraggio morbido, entrambe legate allo svolgimento delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del 23-26 maggio, per garantire piena legalità alla nuova assemblea di Strasburgo, dove il numero dei rappresentanti eletti da ogni paese cambia in base alla presenza o meno di europarlamentari inglesi. La prima opzione proposta a Londra prevede di ritardare l'uscita fino al 22 maggio, se il Parlamento britannico voterà la prossima settimana in favore dell'accordo di ritiro. Nel secondo scenario, qualora l'accordo con l'Ue - raggiunto tra mille difficoltà e sostenuto da May disperatamente, ma senza successo, contro i fautori dell'"hard Brexit" - non venisse approvato per la terza volta, la proroga concessa terminerà il 12 aprile. Entro tale data il Regno Unito potrà decidere se chiedere un rinvio molto più lungo e quindi partecipare alle europee, o se abbandonare senza un accordo e, quindi, proprio il 22 maggio. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, sintetizza: "May ha accettato la proposta di proroga fino al 12 aprile. Londra avrà ancora la possibilità di un accordo, di una Brexit senza intesa, di una lunga estensione o di revocare la propria decisione sull'uscita". Resta in campo anche l'ipotesi di una caduta del governo May e del passaggio per nuove elezioni. Un nuovo scenario politico induce qualcuno a Bruxelles a scommettere addirittura su di un finale con il 'remain', la non uscita dall'Ue. A pesare come una spada di Damocle c'è soprattutto la questione del confine tra Irlanda e Ulster. Per ora è stato trovato il compromesso del cosiddetto "backstop", la rete di protezione, ma resta da sciogliere il rebus se tornare al confine fisico, cosa che farebbe correre all'isola il rischio di ripiombare nella guerra civile; o la contrario se continuare a consentire il libero passaggio di merci e persone attraverso la sola frontiera terrestre tra Regno Unito ed Ue, elemento che renderebbe il distacco incompleto, come sostengono i pro Brexit, dagli estremisti alla Farage agli ultrà conservatori e laburisti.
(foto di @infozentrale)

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