Brexit, May per rinvio a 30 giugno. Bruxelles propone 12 mesi flessibili

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Rinvio della Brexit fino al 30 giugno. Questa la proposta della premier britannica, Theresa May, per favorire un'uscita ordinata del Regno Unito dall'Unione europea. La proposta è contenuta in una lettera inviata da mai al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. La deadline in precedenza fissata al 29 marzo aveva già subito un differimento al 12 aprile, ma May intende guadagnare tempo per ottenere il sostegno al suo piano d'uscita, che finora però il Parlamento britannico ha clamorosamente bocciato in tre distinte votazioni. In ragione di questa dilazione temporale, Londra potrebbe partecipare a fine maggio alle elezioni per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo. Una ipotesi che potrà essere evitata soltanto qualora Westminster approvi entro il 22 maggio l'accordo di divorzio da Bruxelles. Nelle stesse ore proprio Tusk stava valutando la possibilità di proporre un'estensione Brexit molto più lunga, di 12 mesi ma "flessibile", secondo quanto riporta la corrispondente della Bbc da Bruxelles, Katya Adler. Tuttavia, qualsiasi proroga richiede l'approvazione unanime dei leader dei 27 Stati membri dell'Ue e un Consiglio europeo straordinario è convocato per il 10 aprile.. Fonti vicine al presidente francese, Emmanuel Macron, sottolineano la riluttanza a concedere ulteriore tempo in assenza di un piano chiaro. May ha avviato colloqui con il capo dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, nel tentativo di trovare un compromesso per superare la situazione di stallo. L'accordo tra May e Bruxelles bocciato dai parlamentari inglesi è il frutto di oltre due anni di complessi negoziati. Ora la premier britannica sostiene che "l'impasse non può continuare, anche perché arreca un danno alla credibilità della politica tra i cittadini britannici" e punta quindi alla definizione di "un approccio unificato" bipartisan a seguito del negoziato con i laburisti, se la cosa non dovesse verificarsi al Parlamento verrebbe chiesto di votare su una serie di opzioni che il governo "è pronto a rispettare". Sempre a muso duro i conservatori oltranzisti favorevoli all'uscita costi quel che costi. Per il Brexiteer, Bernard Jenkin, l'Ue sta "giocando" con Londra e May sta cercando "soltanto scuse per fare quello che intende fare comunque", ovvero mantenere di fatto una sorta di cordone ombelicale con Bruxelles, cosa che - sostiene, richiamando il risultato del referendum - "il popolo britannico non lo vuole".

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(foto di Christoph Scholz)

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