Trump mette l'Iran sotto pressione, stop a export petrolio

. Esteri

L'obiettivo di Donald Trump è export zero per il petrolio iraniano. Il presidente Usa ha deciso di porre fine alle deroghe alle sanzioni contro Teheran, che autorizzavano negli ultimi sei mesi alcuni paesi tra cui Cina e Turchia, ma anche l'Italia, a importare greggio dall'Iran. Le esenzioni alle sanzioni Usa finora in vigore verranno bloccate a partire dai primi di maggio. La Casa Bianca intende fermare la principale fonte di entrate della Repubblica islamica, accusata di una "attività destabilizzante che minaccia gli Stati Uniti, i nostri alleati e la sicurezza in Medio Oriente", a partire dalle iniziative in campo atomico e missilistico degli ayatollah. Lo scorso anno Trump aveva ritirato gli Usa dall'accordo sul nucleare iraniano negoziato dal suo predecessore, Barack Obama, decidendo le sanzioni contro Teheran. Dall'amministrazione di Washington si nega di voler forzare la situazione in direzione di "un cambio di regime", ma sta di fatto che le sanzioni colpiscono le principali attività del paese mediorientale e hanno causato una significativa flessione dell'economia iraniana, quadruplicato il suo tasso di inflazione, indebolito la moneta - il riyal - e allontanato gli investitori stranieri. Degli otto paesi interessati Italia, Grecia, Giappone, Corea del Sud e Taiwan hanno già sostanzialmente fermato i loro acquisti dall'Iran. Diversa la posizione dell'India, che però non dovrebbe ostacolare le iniziative Usa, ma soprattutto gli orientamenti di Cina e Turchia, che hanno ripetuto la loro contrarietà a sanzioni unilaterali. Secondo il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, i mercati petroliferi globali resteranno "ben forniti", grazie all'impegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri importanti produttori, oltre all'incremento della produzione statunitense. Le esportazioni iraniane sono attualmente stimate a meno di 1 milione di barili al giorno, rispetto a più di 2,5 milioni prima della decisione di Trump di abbandonare l'accordo nucleare. Da Teheran le sanzioni vengono definite "illegali", mentre il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato: "Sosteniamo la determinazione degli Stati Uniti contro il regime terrorista iraniano e la decisione del presidente Trump è il modo giusto per fermarlo". Secondo l'Unione europea l'Iran non ha mai violato l'accordo sul nucleare, conosciuto come JCPOA. Per questo Francia, Germania e Regno Unito hanno dato vita da inizio anno a un nuovo canale finanziario, denominato Instex, per agevolare gli scambi non in dollari con l'Iran, ma di fatto limitatamente al commercio di prodotti farmaceutici, agricoli e di tipo umanitario.
(foto di kenjonbro)

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