Pasticci Usa a Caracas, tutto nelle mani di Trump e Putin. I "colectivos" sparano a tradimento

. Esteri

Gli analisti di cose venezuelane hanno subito drizzato le orecchie. Che bisogno c'era per Maduro di organizzare una "marcia della lealta'" se tutti sono fedeli ed il "golpe" di Guaido' e' fallito? E perché il ministro della Difesa ammette che ci sono stati negoziati (per fare fuori Maduro, sottinteso) con lui personalmente, come sostengono  da giorni i vertici dell'amministrazione americana? La risposta appare ovvia, c'e' ancora molto movimento all'interno del regime con la crisi venezuelana che e' ormai diventata un pezzo di guerra fredda stile nuovo millennio. E se per ora l'altalena sembra nuovamente oscillare in favore di Nicolas Maduro, che si e' mostrato in Tv ai pochi che hanno la fortuna di aver oltre al televi la corrente elettrica, alla testa dei suoi generali e di 4550 soldati, butati giù dal letto alle sei di mattina per l'occasione, nulla pare scontato a Caracas. Mai come in questi giorni, Stati Uniti e Russia si sono scambiati messaggi duri. Trump vuole insistere con le sanzioni (ne arriveranno di devastanti, ha detto) mentre i suoi lasciano aperta l'opzione militare per colpire Maduro, come extrema ratio. E questa, sic stantibus rebus, appare la soluzione più probabile, anche se non imminente. Prima si provano tutte le strade diplomatiche, dopo il "flop" con relativa figuraccia dei servizi americani che pensavano di avere risolto la situazione con la diserzione della maggior parte dei militari fedeli al dittatore, che pareva pronto a fare rullare i carrelli del suo aereo personale per volare nell'amica Cuba. Tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che con durezza ha definito "inaccettabile e una flagrante volizione dei diritto internazionale l'ingerenza di Washington ed il collega americano Mike Pompeo, e' previsto un vertice per trovare una "soluzione comune". Da li' molto si capirà, anche se un accordo appare molto difficile perché i russi, che hanno investimenti per 17 miliardi di dollarpiu nel petrolio venezuelano, non vogliono assolutamente mollare Maduro, mentre Trump vuole altrettanto assolutamente che come prima cosa Maduro se ne vada, riaffidando il Venezuela alla volontà polare, cioè ad un voto da svolgere quanto prima. Trump continua chiedere che finisca presto "la repressione brutale del popolo venezuelano". E che di repressione brutale si tratti e'evidente a qualsiasi osservatore internazionale, oltre che brutale molto subdola. Perché se Maduro fa mostrare in Tv la polizia che risponde alla folla ed a ragazzi che lanciano pietre, semplicemente con idranti, lacrimogeni e proiettili di gomma, quelli veri vengono esplosi a tradimento dai famigerati "colectivos", motociclisti mascherati che sfrecciano per le strade coperti dall'anonimato. E non sparano contro chi sale sulle barricate ma verso i capannelli dei manifestanti inermi. Quella forma di protesta quasi silenziosa che al dittatore fa più paura di ogni altra cosa. La crisi del Venezuela non dovrebbe durare a lungo e Trump non intende lasciare il popolo venezuelano ancora nelle mani di Maduro. Dalla fine di gennaio sono già 57 le vittime della repressione governativa, con Yoifre, di appena 14 anni che era andato in piazza con il papa' e Jurubith di 27 che aveva lasciar a casa con la nonna la sua piccola di 15 anni, ultime vittime. Colpiti anche loro a tradimento con colpi sparati ad altezza d'uomo dai motociclisti mascherati.

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