L'India sceglie ancora il conservatore nazionalista Modi, si profila larga vittoria

. Esteri

"Insieme cresciamo. Insieme prosperiamo. Insieme costruiremo un'India forte e inclusiva". È raggiante il premier indiano, Chowkidar Narendra Modi, nel tweet con cui festeggia la significativa conferma alla guida della maggiore democrazia del mondo. Il suo partito nazionalista indù, il Bharatiya Janata Party (BJP) alla testa della coalizione National Democratic Alliance (NDA), si appresta a conquistare - in base ai primi dati - una significativa maggioranza dei 542 seggi della Lok Sabha, la Camera bassa indiana. Le elezioni si sono svolte in sette differenti fasi, tra l'11 aprile e il 19 maggio, e hanno interessato un corpo elettorale di circa 900 milioni di aventi diritto al voto nei 29 stati federati e 7 territori, fra cui quello della capitale Nuova Delhi. L'India è il settimo paese per estensione geografica al mondo e il secondo più popoloso, con circa 1 miliardo e 350 milioni di abitanti. In base alle ultime proiezioni della BBC a Modi potrebbero andare 345 seggi contro gli 86 per la maggior formazione di opposizione a livello nazionale, l'Indian National Congress guidato da Rahul Gandhi, e complessivamente 111 seggi alle decine di formazioni regionaliste delle più diverse tendenze politiche. Nelle precedenti elezioni del 2014 l'alleanza guidata da Modi aveva raggiunto 336 seggi, ottenendo per la prima volta dal 1984 una maggioranza di governo autosufficiente. La nuova vittoria del premier uscente, un conservatore che ha introdotto misure liberiste sul fronte del mercato del lavoro e ridotto le spese per il welfare, ha fatto volare l'indice Sensex della Borsa di Bombay. Manifestazioni di giubilo di militanti ed elettori del BJP sono in corso in tutto il paese. Diversi i messaggi di congratulazioni dai principali leader internazionali da Trump a Putin, da Xi Jinping a Netanyahu. La vittoria di Modi non era scontata, dopo che il suo partito aveva perso le competizioni che si erano tenute a dicembre in tre stati della federazione. Temi centrali della campagna l'economia non pienamente decollata nonostante le iniezioni liberiste, la disoccupazione a fronte della promessa di Modi di creare 10 milioni di posti di lavoro e la ripresa della tensione con il vicino Pakistan musulmano, per la contesa sulla regione di confine del Kashmir. Le elezioni sono state viste da alcuni osservatori come un referendum su Modi, che si è presentato come un self-made man deciso a tagliare il potere delle élite e della burocrazia, identificato innanzitutto nella figura del suo avversario Rahul Gandhi, ultimo esponente in politica di una famiglia tradizionalmente al potere in India, paese dove la tradizione di una società altamente stratificata continua a resistere. Secondo Jagdish Bhagwati, economista di origine indiana professore alla Columbia University: "Questa non è soltanto una vittoria impressionante per il premier Modi, ma rappresenta un risultato importante per il progresso economico e sociale dell'India". Un risultato, notano altri commentatori, che però "parla più delle aspettative degli indiani per il futuro, che non delle prestazioni del governo nel passato". (foto da profilo Facebook del BJP)

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