Vittoria in Italia, sconfitta a Bruxelles. Nessuna rivoluzione nell'Ue

. Esteri

L'euforia leghista per i risultati delle Europee vuole nascondere alla meglio le tempeste in arrivo sul Belpaese stordito dall'ondata sovranista. A meno di avere come retropensiero quello della via di fuga attraverso l'Italexit, occorrerà una buona dose di concretezza per fare i conti con la realtà e non saranno rosari e Madonnine varie a poterci mettere una pezza. Lo spread è tornato a volare, il differenziale Btp/Bund è schizzato verso un allarmante quota 290 e la sistematica violazione dei parametri europei annunciata e sostenuta del premier in pectore, Matteo Salvini, non può che peggiorare la situazione. Lettera - Per le prossime ore è previsto l'arrivo della lettera dalla Commissione europea in cui Bruxelles chiederà al governo italiano chiarimenti sui fattori che hanno determinato l'aumento del debito pubblico e il mancato rispetto degli obiettivi europei sui conti pubblici. In questo clima, che si unisce alla fase recessiva e alle tensioni commerciali a livello internazionale, la Borsa non può che andar giù, così come la fiducia delle imprese e dei consumatori. A livello continentale il 26 maggio non ha determinato alcun tipo di rivoluzione, meno che mai nella prospettiva auspicata e indicata nella loro interminabile campagna elettorale dai sovranisti/populisti nostrani. Sicuramente il Parlamento europeo è più eterogeneo di prima e dovrà essere trovata una nuova maggioranza, diversa da quella tradizionale tra popolari e socialisti. Maggioranza - Decisivo sarà l'atteggiamento dei liberaldemocratici dell'Alde e dei Verdi, formazioni in ogni caso decisamente europeiste. I due terzi degli elettori dei 28 paesi dell'Unione, con una partecipazione al voto significativamente la più alta degli ultimi 20 anni, hanno espresso la loro scelta a favore dei partiti pro-Europa, anche se alcuni risultati - dall'Italia alla Francia, dalla Polonia all'Ungheria - mostrano il rischio di tendenze preoccupanti per il futuro, ma ancora controllabili al momento e forse superabili con scelte sagge e coraggiose. Sul fondo, da non trascurare perché hanno caratterizzato soprattutto il voto degli europei più giovani, le questioni ambientali e del cambiamento climatico. Summit - I tempi per rilanciare l'Europa sono strettissimi e i capi di stato e di governo affronteranno la situazione già questa sera nel summit straordinario convocato a Bruxelles. Al centro i temi politici del rilancio europeo e le prime mosse per iniziare a comporre il complesso mosaico delle nomine della governance dell'Unione. Parola d'ordine, come sempre, compromesso. Il vecchio principio secondo cui il leader del gruppo più numeroso a Strasburgo, ancora una volta il Ppe a trazione tedesca uscito tuttavia ridimensionato dalle urne, dovrebbe diventare automaticamente il presidente della Commissione europea è diventato sostanzialmente insostenibile. Weber - Al momento lo 'Spitzenkandidat' dei popolari, il bavarese Manfred Weber, 46 anni, non molla. Prima del voto il Presidente francese, Emmanuel Macron, aveva detto di voler escludere ogni automatismo, a differenza della cancelliera Angela Merkel, per la quale la Germania continua a preferire la scelta del candidato del partito più importante del partito di maggioranza relativa. Il braccio di ferro franco-tedesco dovrà trovare una composizione, che sancirà la nascita della nuova maggioranza europea. Vestager - Date per scontate la marginalizzazione dell'Italia e la candidatura altamente improbabile del rappresentante del secondo gruppo parlamentare, quello socialista anch'esso decisamente ridimensionato, l'attuale vicepresidente vicepresidente della Commissione, l'olandese Frans Timmermans, emergono due nomi: sul fronte dei popolari Michel Barnier, 68 anni, esponente dei Republicains di Nicolas Sarkozy, e responsabile per l'Ue dei negoziati sulla Brexit; ma soprattutto quello della la più giovane e dinamica danese Margrethe Vestager, 51 anni, attuale Commissario europeo per la concorrenza, espressione dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa (Alde), probabile ago della bilancia della futura maggioranza.

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