Papua Nuova Guinea, oltre 20 morti in scontri tribali. Premier minaccia pena capitale

. Esteri

Almeno 24 persone, comprese donne in stato di gravidanza e diversi bambini, sono rimasti vittime delle delle violenze tribali in Papua Nuova Guinea, lo Stato insulare del Pacifico a nord dell'Australia e confinante con l'Indonesia. Le uccisioni sono avvenute in tre giorni di scontri nei villaggi di Karida e Peta, nella provincia di Hela. Cannibalismo Le province degli altipiani al centro del paese del paese sono remote e prive di collegamenti stradali, caratterizzate da fitte foreste pluviali di tipo equatoriale. Le comunità locali fondano la loro vita su base tradizionale, che comprende vere e proprie guerre tribali, con rivalità spesso innescate dispute sui confini o provocate da casi di stupro o furto. Alcuni clan si combattono da decenni, in una sorta di faide, con scontri molto spesso mortali e anche episodi di cannibalismo. Armi Negli ultimi anni l'introduzione di armi automatiche, al posto di quelle tradizionali, ha reso gli scontri ancora più letali. Papua Nuova Guinea è uno tra i paesi più poveri del globo, con circa il 40% della popolazione - secondo le Nazioni Unite - che vive con meno di 1 dollaro al giorno. Fortemente preoccupato dai nuovi episodi di violenza, il primo ministro James Marape ha promesso di portare i criminali di fronte alla giustizia: "Oggi - ha scritto su Facebook - è uno dei giorni più tristi della mia vita: madri e bambini innocenti sono stati uccisi. Il tempo per i criminali è scaduto e non ho paura di utilizzare gli strumenti più duri. Nei giorni scorsi ho risposto a un'interrogazione in Parlamento sulla pena di morte e ho chiarito che è ancora legge". Moratoria Nonostante la permanenza nel codice, a Papua c'è una moratoria di fatto e sono oltre sessant'anni che non viene applicata la pena capitale, ma ci sono una dozzina di condannati nel braccio della morte. Alcune foto del massacro nel villaggio di Karida mostrano i corpi delle vittime, orrendamente mutilate e quasi irriconoscibili, legati a lunghi pali. Le autorità intendono dichiarare l'area degli scontri zona militarizzata, per favorire le operazioni delle forze dell'ordine e dell'esercito. È previsto l'arrivo di rinforzi, dal momento che normalmente sono soltanto una sessantina di agenti a dover mantenere la sicurezza per le circa 400 mila persone che vivono nella provincia di Hela.
(foto di Clement Bourse)

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