Bersani sfiora il 40%, il Cav con la Lega al 28, Monti al 15, giù Grillo

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A meno di due mesi dalle elezioni, fissate per il 24 febbraio, i sondaggi vanno via via affinandosi, anche se gli ultimi giorni, come sempre avviene, saranno quelli decisivi. E normalmente il distacco tra i due maggiori schieramenti, in un sistema che e' rimasto bipolare, tende a ridursi. Renato Mannheimer sul Corriere della Sera fa il punto della situazione: il Pd supera il 30% ma il centrosinistra nel suo complesso sfiora il 40%. Cresce il Pdl che se arrivera' l'accordo con la Lega si attesterebbe tra il 26 ed il 28%. Monti ed i centristi intorno al 15%, con Fini appena all'uno per cento, superato sia da Storace che dal nuovo movimento di La Russa, Fratelli d'Italia, entrambi dati intorno al 2%. Grillo invece perde posizioni e , per ora, e' dato tra il 13 ed il 14%. La lista intestata direttamente a Monti conquisterebbe circa il 9% dei consensi. A Casini appena il 4%. Insomma l'operazione in favore di Monti non porta granche' al centro ed in quell'area forse Fini "toglie" piu' che portare. Insomma si delineerebbe l'ennesimo duello tra Berlusconi ed un esponente del centrosinista, questa volta Bersani. Il "fattore Berlusconi" si e' fatto sentire sul centrodestra, che era dato in caduta libera. Ma e' possibile che Berlusconi presto annunci nuovamente un suo passo indietro per la premiership. Il che potrebbe forse essere di ulteriore aiuto per il centrodestra per potere sperare  e tenere quantomeno aperta la partita. Se alla Camera la vittoria comunque difficilmente sfuggira' a Bersani (alla Camera c'e' il premio di maggioranza per la coalizione che arriva prima), al Senato il discorso e' differente perche' avviene su base regionale. E se Pdl e Lega dovessero vincere in Lombardia e Veneto, il centrosinistra potrebbe non avere i numeri a palazzo Madama. Ed in questo caso tornerebbe ad essere determinante il centro guidato da Mario Monti. Insomma al professore, con questa legge elettorale, per potere "salire" nuovamente a palazzo Chigi converrebbe una vittoria parziale di Bersani, che sarebbe costretto a negoziare per la formazione del nuovo governo.

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