Bersani vuole 'blindarsi', prova il doppio cerchio per accendere il motore

. Politica

Bersani lavora a tutto campo e per cercare di formare un nuovo governo che abbia i numeri sufficienti al Senato e per "blindarsi" in caso di insuccesso, che visti i margini molto stretti, appare tutt'altro che improbabile. Il leader del Pd vorrebbe avviare il motore, la fase piu' delicata, per poi vedere cosa succede e magari con il tempo conquistarsi l'appoggio di una parte di grillini "dissidenti". La sua pero' sembra davvero quasi una mission impossible (nonostante che ieri abbia detto che tutto e' possibile. Pero' la matematica e' matematica ed anche in politica esiste una logica). Quindi appuntamento domani mattina alla direzione del Pd, per bilndare lui ed il partito, votando un documento che sancisca: "nessuna intesa con il Pdl per il governo". Sarebbe un modo per sbarrare la strada ad un eventuale tentativo di Renzi e per assicurarsi la guida del partito in caso di elezioni anticipate. Certo con un simile documento appare ancora piu' difficile portare avanti il suo tentativo, che prevede un doppio cerchio: uno, il governo per il quale la chiusura a Berlusconi ed ai suoi e' netta ed un'altro per le riforme al quale ammettere tutti, Cavaliere compreso. Il problema e' che ha gia' avuto un secco no, direttamente da Berlusconi da piazza del Popolo:" o larghe intese o voto anticipato". Posizione che e' stata successimente spiegata da Schifani: "E' innammissibile, vogliono farci passare per impresentabili che non possono andare al governo, ma che devono fargli il favore di consentirne la nascita". Poi si aggiunge che Bersani ha gia' proposto un decreto (quindi operativo da subito) per la ineleggibilita' di Berlusconi ed il conflitto di interessi. Insomma andare a cercare voti nell'ambito del centrodestra ed un'intesa anche se solo parziale appare un po' duro anche per Bersani. Tra l'altro una fase costituente aprirebbe ad un governo di lunga durata perche' per una riforma costituzionale occorrono almeno tre anni. (Sempre avviate senza conclusioni, tranne la grande riforma del Pdl, approvata senza la maggioranza qualificata dei due terzi e poi bocciata con un referendum nel 2006 sull'onda della vittoria di Prodi. C'era anche il dimezzamento dei parlamentari e la differenziazione delle funzioni tra Camera e Senato. Ma fu buttato il bambiìno con l'acqua sporca). Bersani guarda alla Lega, ma anche volendo, i leghisti sono legati a Berlusconi, per il patto che li ha portati al governo della Lombardia, oltre che del Veneto e del Piemonte. E certo non rischierebbero ora una rottura con il Cav, che ovviamente gli ritirerebbe la fiducia, mettendo a repentaglio il loro progetto di una macroregione del Nord. E per sottolineare l'alleanza e zittire le voci, Maroni e Berlusconi sono andati insieme da Napolitano, come andranno insieme da Bersani. Il senatore Giacomo Stucchi, vicesegratorio della Lega, l'uomo piu' vicino a Maroni ha detto: "Si' alla grande coalizione ma soltanto se c'e' il Pdl. E se lungo questa strada restassero indietro i vendoliani e magari qualche esponente del Pd, infastidito dalla vicinanza con Berlusconi, al Carroccio potrebbe fare soltanto piacere". Ed ancora: "Abbattiamo il muro di Bettola (il paese di Bersani) e lavoriamo per le riforme. Il Colle non puo' andare al centrosinistra".  Come si vede la strada per Bersani e' strettissima e sembra una strada chiusa senza via d'uscita. Grillo continua a ribadire il suo no, la Lega non e' disponibile ad operazioni non concordate con il Cavaliere. I montiani, sempre che accettino senza le larghe intese che vorrebbero, non sono sufficienti anche se a loro si aggiungesse qualche autonomista. Bersani di fatto chiude al Pdl. Quindi i numeri non ci sono e dificilmente arriveranno nel giro di due o tre giorni. Certo se Bersani riuscisse a partire, poi strada facendo potrebbe anche trovare nuovi consensi. Ma al momento, almeno che il leader del Pd, non abbia un'arma segreta, gelosamente custodita, non si vedono sbocchi.

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