Le trattative segrete, il caos sul Cav, i numeri ballerini

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Il tentativo di Bersani, portato avanti con feroce determinazione, sta per giungere al momento della verita', che si scoprira' venerdi' quando salira' al Colle per riferire a Napolitano. Stando alla trasparenza, cioe' quanto emerso ufficialmente sin qui, dopo le consultazioni con tutti gli schieramenti, svolte da Bersani, nulla si e' mosso da quando ha ricevuto il preincarico e i vari incontri si sono tutti conclusi con un nulla di fatto, a parte qualche timida apertura di Monti. Grillo, quello su cui piu' contava il leader del Pd, lo ha addirittura insultato annoverandolo insieme a Berlusconi, Monti e D'Alema tra i "padri puttanieri". Il Cavaliere e' stato chiaro: governo con noi oppure voto. Cosa di cui Bersani non vuole sentire parlare. Solo Monti gli ha offerto uno spiraglio, pero' a patto che riveda la sua rigidita' nei confronti del centrodestra, Ma se gli altri sono fermi sulle loro posizioni, lo e' anche Bersani che continua a portare avanti la proposta del doppio cerchio, quello del governo con esponenti estranei ai partiti, anche se di area, senza l'apporto del Pdl ed una convenzione per le riforme alla quale partecipino tutti, centrodestra compreso. Eventualita' scartata nel modo piu' categorico, da Alfano e Berlusconi ed anche dalla Lega di Maroni saldamente alleata con il Pdl. Nel Pd ci sono timori e riserve a partire dai renziani che dicono: "Niente aut aut al Colle", ed aggiungono: "Non vogliamo archiviare il Pd". I timori sono aumentati dopo una dichiarazione della bersaniana di ferro, Alessandra Moretti: "Bersani andra' al Colle con l'esito delle consultazioni e chiedera' a Napolitano di andare in Parlamento e di presentare gli otto punti, io mi sento fiduciosa". Sarebbe un braccio di ferro tra il leader del Pd e Napolitano, che piu' volte gli ha chiaramente detto, che non vuole avventure senza rete e che senza numeri certi non si puo' andare avanti. Di piu' il capo dello Stato sarebbe pronto, richiamandosi ad Einaudi, ad agire senza nuove consultazioni. Napolitano potrebbe dare vita ad un governo del presidente con un sostegno bipartisan. Si fanno il nome della Cancellieri o di una non meglio individuata personalita' con esperienza istituzionale, non a digiuno di economia. Bersani invece vorrebbe tentare il tutto per tutto, convinto che una volta avviato il motore tutto diventerebbe piu' facile. Ed ecco allora il lavoro degli "sherpa" di Pd e Pdl, le trattative riservate di antica memoria, i famosi accordi di palazzo, maturati nelle segrete stanze, tanto detestati dai nuovi inquilini del Parlamento, ma inevitabili se si fa realmente politica, che vuole anhe dire sapere ascoltare, mediare, smussare, trovare punti di sintesi, accordi. Perche' questa e' la democrazia. Altrimenti e' dittatura, che puo' avere vari nomi e prendere varie forme, ma sempre dittatura e'. Terzo non dato. Pero' le trattative dovrebbero essere chiare, anche se riservate. Invece si sta craondo una certa confusione, perche' da una parte il Pd annuncia per Berlusconi una legge sull'ineleggibilita' ed una sul conflitto d'interessi, dall'altra qualcuno sarebbe arrivato a proporgli la presidenza della commissione per le riforme, oltre ad un governo, che pur non essendo un governissimo nel senso classico, comprenda anche alcuni esponenti dell'area di centro e di centrodestra. Certo se il dialogo segreto dovesse proseguire, anche senza la presidenza di Berlusconi per le riforme, ma magari con l'intesa su un nome per il Quirinale, tutto potrebbe improvvisamente sbloccarsi e per Bersani si spalancherebbero le porte di palazzo Chigi, e forse per un governo se non di legislatura, di lunga durata almeno tre anni, checche' se dica, il tempo necessario per portare in porto le riforme. Anche per questo il leader del Pd ha preso tempo e salira' al Colle solo venerdi': L'unica cosa che appare certa e' che, se Bersani vuole concludere positivamente il suo mandato, deve trovare un accordo con l'odiato Berlusconi, anche se non direttamente tramite le diplomazie dei due partiti. Impresa non facile anche perche' Bersani sta combattendo su due fronti, quello per fare le riforme senza incappare nel fuoco amico. I numeri rimangono ballerini, basterebbe pero' forse la garanzia di Bersani su un patto con il centrodestra 'blindato',  anche se non ufficiale, per convincere Napolitano a fargli tentare la via della fiducia in Parlamento.

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