Mossa del Colle per coerenza, nel Pd rinviata la resa dei conti

. Politica

Giorgio Napolitano nello scegliere la via dei saggi ha voluto fare fare una scelta di "coerenza", mentre il Pd prende una boccata d'ossigeno e rinvia i giochi sul futuro immediato e futuro prossimo, riguardante sia il governo che la segreteria del partito. Infatti se Napolitano aveva posto a Bersani il vincolo di dimostrare di avere una maggioranza certa in Senato, come poteva concedere l'incarico per un governo di scopo alla cieca, senza una maggioranza prefissata? Allora a prima vista non gli rimaneva che dimettersi, con qualche giorno di anticipo, ma per evitare la turbolenza dei mercati, ha tirato fuori dal cilindro i "saggi". Anche il Pd, soprattutto Bersani, che non sapeva niente (non D'Alema che pare fosse informato) e' rimasto sorpreso anche se ha consentito di disinnescare l'esplosione delle divisioni interne. Bersani ritiene che "il suo tentativo non sia morto" ma sa che e' gia' aperta la fase congressuale, per statuto entro il 24 aprile dovra' essere indetta l'elezione per il nuovo segretario. E quello che e' certo e' che il per ora sornione Renzi si sta preparando a der battaglia. Il giovane turco Matteo Orfini riassume la situazione: "Napolitano ci da' di fatto tempo, cosi' il Pd non implode subito". Per Bersani si prepara un percorso duro, ricco di inisdie  di tranelli politici. Ha contro piu' o meno velatamente diversi settori del Pd, veltroniani, dalemiani, molti ex popolari, con in testa Fioroni: "Ora ci vuole piu' collegialita', Bersani con il suo cerchio magico non puo' continuare a fre tutto da solo". Qualcun altro e' stato ancora piu' esplicito: "Abbiamo visto all'opera il cerchio magico piu' il condimento costìtuito da Letta e Franceschini. E' il momento di cambiare e fare chiarezza". L'accusa piu' forte che viene mossa a Bersani, oltre a quella di essersi infilato in un vicolo cieco insistendo su Grillo, e' che ha portato il partito alle ultime elezioni ai suoi minimi storici, solo il 25,6%. Anche il non rimpianto Occhetto nel 94, quando la sua gioiosa macchina da guerra fu sconfitta da Berlusconi, si attesto' sul 32%. Il partito appare sull'orlo di una crisi di nervi e solo i prossimi decisivi appuntamenti politici diranno se la resa dei conti e' iniziata, con Renzi pronto a guidare il Pd del futuro, dopo aver raggiunto anche un accordo con i giovani turchi, al momento asserragliati nella difesa del bunker di Bettola.

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