Lo sfogo di un "amareggiato" Napolitano: "Lasciato solo dai partiti", "palla" al suo successore

. Politica

Giorgio Napolitano e' molto amareggiato per il momento piu' buio del suo mandato, la Pasqua peggiore, proprio nei suoi ultimi giorni al Quirinale. Il capo dello Stato affida al Corriere il suo sfogo. "Dopo sette anni - riflette - sto finendo il mio mandato in modo surreale, trovandomi oggetto di assurde reazioni di sospetto e dietrologie  incomprensibi, tra il geniale ed il demente". La sua iniziativa di "decantazione" e' stata criticata in nodo "ingiusto e insolente". Napolitano recrimina di essersi semtito lasciato solo dai partiti, che non hanno tenuto del debito conto cio' che aveva argomentato e spiegato. La scelta dei "saggi" (anche se lui non li chiama cosi', per non fare pensare ad un percorso di mesi) e' stata voluta per arrivare alla "formulazione di precise proposte programmatiche", per verificare se su queste basi si potra' dare vita ad un nuovo governo. Il Presidente si sente oggetto di un vero e proprio ingiusto bombardamento da parte di giornali ed esponenti politici, di destra ma anche di sinistra. Le accuse: commissariamento delle Camere, golpe, ritorno della monarchia, oligarchia alla corte di re Giorgio con sapore di inciucio, presidenzialismo di fatto, scelta incostituzionale, badanti della democrazia. I comitati pensanti del Capo dello Stato avranno a disposizione, al massimo, 8-10 giorni per raggiungera un'intesa da sottoporre poi all'attenzione dei capigruppo dei partiti che dovranno a quel punto assumenre una decisione politica. Il lavoro dei saggi, Napolitano lo fara' avere anche al suo successore, raccolto in una bella catellina blu. C'e' uno scenario  - ragiona Napolitano - di fronte al quale sara' il nuovo presidente a prendere iniziative. Potra' avvalersi dell'opera dei "facilitatorri" per superare l'impasse ed avra' anche a disposizione l'arma, che lui per via del semestre bianco non puo' piu' usare, di scogliere le Camere ed andare ad elezioni anticipate. Altro sassolino che Napolitano si e' voltuto togliere e' perche' non abbia dato le dimissioni. Sarebbero state - e' il suo pensiero - ampiamente motivate dalla paralisi in cui si e' venuto a trovare (non potere dare alcun incarico, non potere formare alcun governo, non potere scigliere) e avrebberro contradetto l'impegno di "offrire un impulso di tranquillita'". Di dare la senzazione che "lo sforzo continua" e di confermare l'impianto del suo settennato, ispirato a dare agli italiani "un senso di comunita' e di unita'".  Napolitano ci tiene anche a ricordare il potere di nomina  del capo dello Stato, previsti dalla Costituzione: "non e' libero, illimitato, affidato alla sua insindacabile discrezione, bensi' e' un potere teleologicamente orientato: puo' e deve essere esercitato affinche' il soggetto nominato abbia, secondo l'articolo 58 della cCostituzione, la fiducia delle due Camere". Le Camere dovrebbero cominciare le votazioni per il suo successore tra il 16 ed il 18 aprile, data entro cui ritiene di "non potere andare oltre". Il che vuol dire che potrebbe questa volta dimettersi prima della fine del suo mandato, che scade il 15 maggio. Ed a questo punto appare quasi sicuro che la scelta di un affidare un nuovo incarico, spettera' al suo successore.

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