Bersani lo juventino vuole Prodi al Colle ma deve vedersela con D'Alema

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" Pier Luigi premier? Si', in un'altra vita forse...". Cosi' ha ironizzato il fratello del leader del Pd, Mauro ad un "Giorno da pecora" a Radio2. L'altra vita di Bersani potrebbe pero' essere molto piu' vicina che non quella fatidica dell'aldila'. Potrebbe iniziare con il nuovo inquilinio del Colle e se a succedere a Napolitanio, fosse proprio quel Romano Prodi, che Bersani vorrebbe far eleggere in chiave anti Cavaliere e sopratttto anti larghe intese, come potrebbe poi negargli il professore bolognese, l'incarico anche al buio, per potersi presentare alle Camere per la fiducia? Il fratello Mauro, che forse informatissimo  sulle strategie di Pier Luigi non e', ha poi raccontato: "A Pasqua ci siamo incontrati per un aperitivo, abbiamo bevuto un bicchiere di ortrugo (e' un ottimo vino bianco dal retrogusto di mandorla, che puo' essere frizzante o fermo, dei colli piacentini. Una malvasia piu' secca  piu' amarognola). Ed ancora: "L'ho trovato sereno, certo non felicissimo, un po' meno allegro del solito. Certamente era un po' deluso, ma lui riecse a mascherare bene". Poi, per chi non lo sapeva, una rivelazione, Bersani e' juventino sin da piccolo. "Abbiamo parlato di politica e della Juve, Pier Luigi pensa che sia una grande squadra". Per il leader del Pd sono giornate molto intense (anche quelle passate a Bettole) decisive per il suo futuro sia sul fronte del governo che su quello interno, che poi si intrecciano. La presa di tempo di Napolitano con i saggi, ha consentito a Bersani di riprendere fiato e di rinviare, sempre se ci sara', la resa dei conti interna. Perche' se lui prima riuscira' a piazzare Prodi al Quirinale ed a riavere dal professore l'incarico, potrebbero rapidamente rientrare tutti i malumori. Con Prodi Bersani sbarrerebbe definitivamente le porte a qualsiasi ipotesi di larghe intese o di governi comunque condivisi con Berlusconi. Ed oltrettutto su Prodi potrebbe vedere convergere i voti di Grillo, gratificando e legittimando quella che e' stata sempre la sua stategia. Una mossa del cavallo che darebbe scacco matto a tutti gli altri giochi interni. Grillo accusa Pd e Pdmenoelle  che vorrebbero un presidente "quieta non movere et mota quietare", non "un Pertini, ma neppure piu' modestamente un Prodi, che cancellerebbe Berlusconi dalle carte geografiche". Ma nel Pd c'e' chi lavora in senso contrario, cioe' per un uomo condiviso al Quirinale, che potrebbe anche essere D'Alema, il vecchio mentore politico di Bersani e per un governo di larghe intese. Enrico Letta, Dario Franceschini, Walter Veltroni e lo stesso D'Alema saranno decisivi. E se i giovani turchi non ambiscono alla "bella morte" nel bunker, dovranno tirare fuori Bersani. Prima dell'assideramento. Anche Alessandra Moretti vuole tagliare i ponti all'avanzata dei nemici: "Noi vogliamo un governo di cambiamento e Bersani deve esserne a capo". Insomma tutto sembra ora giocarsi nella decisiva battaglia per il Quirinale, dove Bersani dovra' guardarsi se vorra' Prodi, dal fuoco amico. 

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