Congelato faccia a faccia Bersani-Berlusconi, ma Bersani cosa offre al Cav?

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Tutto sembrava essere pronto per un faccia a faccia tra Bersani e Berlusconi. Prima avrebbe dovuto svolgersi a fine settimana, poi si era addirittura prospettata un'anticipazione, visto il positivo lavoro svolto dalle rispettive diplomazie. Ora impprovisamente c'e' stato un irrigidimento, la linea di Bersani appare molto piu' rigida di quella dei pontieri. La discrimente sulla quale si e' avvitata la trattativa, e' se i ministri del futuro governo debbano o no essere espressione dei partiti. Esponenti politici come vorrebbe il Pdl o solo personalita' esterne d'area come invece vuole il Pd. Pd che pero' per rimanere unito ha anche bisogno, come il pane, di inserire alcuni dei suoi esponenti di maggior spicco nel prossimo governo. Per ora i vari Verdini, Letta, Migliavacca ed Errani devono sospendere i loro ragionamenti, anche se riprenderanno presto. "Non ho alcuna intenzione di gestire questa partita delicatissima in una logica da bunker, non ho mai pensato che tutto debba ruotare intorno a me...". Bersani vuole smentire cosi' la descrizione di un leader isolato dai suoi  ed arroccato nel suo cerchio magico. Anche per questo ha riassunto in prima persona l'iniziativa con la lettera a Repubblica nella quale, non chiude al dialogo, ma rilancia la sua linea di sempre, il famoso doppio binario", confronto aperto sul Quirinale e poi "governo del cambiamento", e di nuovo dialogo sulle riforme anche con Berlusconi. Il punto e' pero' tutto riassunto in una domanda, che Bersani sembra non gradire, perche' troppo riduttiva: "In cambio di cosa, Berlusconi dovrebbe consentire la nascita di un governo a guida Pd?". Per ora non c'e' risposta, certo non in cambio di un ministro della Giustizia amico (che poi sarebbe Grasso appena eletto dal Pd alla presidenza del Senato) e magari della sua presidenza offerta pero' non a lui direttamente, ma ad uno indicato del Pdl che pero' non potrebbe essere ne' Schifani, ne' Gasparri. Magari Quagliarello. Per ora l'offerta del Pd e' decisamente bassa e molto condizionata mentre la richiesta e' alta, un via libera alla nascita del governo di cambiamento guidato da Bersani. Insomma fare partire gli avversari per il rinnovamente, rimanendone pero' fuori, perche' comunque "non graditi". Per arrivare ad un'intesa ogni parte deve ceder qualcosa, perche' se tutti rimangono arroccati ai blocchi di partenza, il dialogo diventa inutile. Pero' in politica vale una regola antica. Trattative, quasi impossibili, impantanate per lunghi periodi, poi si sciolgono improvvisamente nell'immediata vigilia della decisione da assumere. Il confronto tra Bersani e Berlusconi, cosi' e' per ora congelato. Ma magari subito prima delle elezioni per il nuovo presidente, fissate per il prossimo 18 aprile, potrebbero vedersi e magari trovare quel punto d'incontro, sul quale presto riprenderanno a lovorare i pontieri di Pd e Pdl.

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