Bersani irremovibile, a Berlusconi: " Ti conosco mascherina"

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Bersani vede solo "larghe intese" a modo suo. Insomma non indietreggia, e' irremovibile sulla proposta del doppio binario con un "governo del cambiamento", che parta senza accordi paralizzanti con il Pdl. Ma in cambio di cosa Berlusconi dovrebbe accettare di dare il via ad un governo monocolore, con politici e non, di Bersani? La domanda rimane, almeno per ora,  senza risposta. Il faccia a faccia tra Bersani e Berlusconi, comunque si fara' e presto, per dirsi cosa? Difficile da prevedere, visto che il leader del Pd si attende proposte, "qualche altra fantasia" da Berlusconi, anche se come incaricato per formare il governo dovrebbe essere lui a formulare proposte, cosi' come sul Quirinale, visto che ha la maggioranza relativa in Parlamento e che non vuole indicazioni dal Cavaliere. Quando ci furono le larghe intese nel 76, ricordate ed indirettamente invocate dal capo dello Stato, ci fu una lunga trattativa tra Dc e Pci, con tanto di programma condiviso, che poi fu portato avanti da un monocolore Dc, affidato ad Andreotti. "A proposito di larghe intese e governissimi - ha spiegato Bersani ad Agora' - io ho vissuto la fase del governo Monti. Noi siamo rimasti li', e Berlusconi s'e' dato tre mesi prima. E quando lo incontro glielo dico: ti conosciamo mascherina, ti conosciamo... Noi abbiamo gia' dato". Ed ancora: "Che non ci venissero a proporre dei governissimi. Se c'e' qualche altra fantasia, ce lo dicessero. Ma chi puo' credere che con Brunetta si possa fare un governo e riusciamo ad imbroccare qualcosa?". Quanto al Quirinale, alla riunione dei capigruppo, Bersani ha spiegato: "No ai ricatti ed agli scambi, ma neanche posizioni settarie". Poi: "Si apre una fase istruttoria affidata al segretario e ai capigruppo. Si parla in maniera generosa  con tutti senza preclusioni ma partendo da Italia bene comune, senza il cui consenso non si puo' andare avanti. Quanto all'incontro con Berlusconi, Bersani ha detto di non essere mai stato contrario ad incontrarlo nelle sedi istituzionali, non certo ad Arcore (e questa e' stata una frecciata diretta a Renzi) o a palazzo Grazioli. "Ragioneremo insieme - ha spiegato - sul metodo per eleggere il nuovo presidente della Repubblica". In definitiva Bersani sembra avere archiviato l'estremo pressing di Napolitano per le larghe intese, quelle vere. Napolitano infatti, e non e' un mistero, non condivide "l'azzardatissima strategia di costruire un esecutivo di minoranza, basato su impegni  molto aleatori e su mezze promesse di fargli superare con un gioco di presenze-assenze la prova della fiducia in Parlamento". Sempre secondo Napolitano lo stallo dipende da "una mancanza di coraggio" che paralizza anche il Quirinale. Dalla stagione del "compromesso storico" secondo il capo dello Stato andrebbe presa l'arte "del buon compromesso", anche se si scontra contro "l'irremovibile ostinazione del vertice democratico". Bersani ora aspetta il nuovo capo dello Stato, sperando di incontrare maggiore disponibilita' per il suo progetto, di accendere comunque il motore e partire, fare il governo e poi presentarsi in Parlamento all'insegna del chi ci sta, ci sta.

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