La strana idea: Berlusconi e Prodi senatori a vita, Bersani al Colle

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Una strana idea, con l'obiettivo di una pacificazione nazionale, gira con sempre piu' insistenza nel Transatlantico di Montecitorio, un accordo con una larga condivisione parlamentare per portare Pier Luigi Bersani al Quirinale e  con il successivo via libera per la nomina da parte sua di due nuovi senatori a vita, Silvio Berlusconi e Romano Prodi, che nel bene e nel male, hanno guidato l'Italia in questi ultimi vent'anni. Poi un governo affidato ad una personalita' autorevole, potrebbe anche essere D'Alema, se non proprio di larghe intese, quantomeno basato su programma condiviso sia dal Pd che del Pdl, con molte personalita' esterne di area e qualche politico. Per ora se ne parla a mezza bocca, perche' i diretti interessati non si sbilanciano piu' di tanto. Bersani con i suoi ha commentato: "Gli unici colli cui penso sono quelli piacentini...". Colli che tra l'altro producono due ottiimi vini apprezzati dal segretario del Pd, un bianco leggermente frizzantino, l'otrugo ( e' l'aperitivo preferito di Bersani) ed un rosso gradevole il gutturnio ottenuto dall'uvaggio  di barbera e bonarda. Ma a chi sarebbe venuta l'idea? Sarebbe spuntata dopo un insieme di considerazioni e sarebbe ben vista anche da Berlusconi, che con la nomina di senatore a vita, supererebbe tutte le polemiche sulla sua ineleggibilita' o la decadenza dalla carica da parlamentare in caso di una condanna. C'e' un precedente; Andreotti fu fatto senatore a vita, quando su di lui pendeva ancora la possibilita' di una condanna per mafia. Il meno contento forse sarebbe Prodi, che punta al Quirinale. Ma anche per lui se non si dovesse verificare questa possibilita', al momento difficile anche se fino a qualche tempo fa era il candidato piu' accreditato, sarebbe pur sempre un bel premio di consolazione. Nel Pdl ci sono anche i falchi che hanno paura di bel due a zero, maturato negli ultimi minuti: "un capo dello Stato eletto con i voti dei grillini e poi un governo Bersani che si presenti direttamente alle Camere con i benevoli voti di qualche grillino". Ma questa volta la colomba e' proprio lui, Silvio Berlusconi. E come si sa, da scaltro imprenditore, e' molto pragmatico e preferisce sempre accordarsi con "il nemico", per ottenere il prezzo o il vantaggio maggiore. Insomma Berlusconi preferisce al Quirinale un ex Pci, che scenda a patti, piuttosto che qualche figura un po' sbiadita del tipo Marini od Amato (che tra l'altro stima molto, ma dal quale otterrebbe ben poche garanzie), patti politici per avviare una fase di pacificazione dopo la lunga "guerra fredda" degli ultimi vent'anni tra centrodestra e centrosinistra. Ed ecco che i nomi che gi offrirebbe maggiori garanzie sono: Violante, D'Alema e perche' no lo stesso Bersani. Un Bersani che salendo al Colle potrebbe anche riavviare il rinnovamento del Pd, magari affidandolo a Fabrizio Barca, per sbarrare la strada a Matteo Renzi, con il quale ha ormai rotto. E cosa va dicendo Berlusconi di Bersani ai suoi e' molto indicativo: "Guardate che lui non e' uno della sinistra al caviale: e' un piacentino, uno concreto.(Dote riconosciuta ironicamente dagli emiliani ed anche dai lombardi ai piacentini, che in dialetto li chiamano: testoni). E concreti siamo noi, perche' la situazione e' quella che e' e bisogna essere realisti  e vedere quale e' l'obiettivo realmente raggiungibile tenendo i nervi saldi". 

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