18 aprile 1948 vinceva De Gasperi, 18 aprile 2013 vincera' un "rosso" per il Colle?

. Politica

Il 18 aprile 1948, Alcide De Gasperi, porto' al trionfo la Dmocrazia cristiana contro il fronte popolare guidato da Togliatti e Nenni. Dopo 65 anni un "rosso", cioe' un uomo proveniente da quel partito comunista che fu allora sconfitto e passo' lunghi anni all'opposizione, fino al momentaneo "compromesso storico" del 76, potrebbe essere chiamato a guidare l'Italia dal Quirinale per affrontare e superare questa difficile fase. Per le prime tre votazioni, come si sa, e' prevista la maggioranza qualificata dei due terzi, per ora raggiunta solo da Pertini e da Cossiga. Dunque per eleggero subito servirebbe un accordo tra Pd e Pdl, al quale sta lavorando in queste ore Bersani. I veti di Berlusconi riguardano solo Prodi, ben venga invece un ex Pci, soprattutto se si chiama Massimo D'Alema ma potrebbe anche andare bene Luciano Violante, soprannominato dai socialisti di Craxi, Vyshinsky  noto per i processi nell'Urss di staliniana memoria) all'epoca di tangentopoli. Ma che seppe come presidente della Camera avviare la pacificazione tra gli italiani, con il suo famoso intervento sui combattenti di Salo', ai quali ridette dignita' se non parita'). Ora e' stato proprio Fabrizio Cicchitto ex socialista ed attuale dirigente del Pdl, a rilanciare la sua candidatura proprio nel solco di una necessaria pacificazione. Certo e' che su questo piano si muoverebbe anche D'Alema, nello spirito togliattiano di quando ministro della Giustizia, diede il via alla pacificazione nazionale, con un'amnistia generale. Ora pero' non e' Berlusconi a dovere indicare un nome, ma Bersani che si dice sia pronto a calare un poker (anche se due carte nelle sue mani, Amato e la Finocchiaro, sembrano messe li' piu' per confondere). Perche'? Amato ha un veto importante, quello del vecchio amico D'Alema, che gli imputerebbe una "grave scorrettezza" nei suoi confronti, dai piu' appioppata all'incolpevole Prodi, solo per l'amicizia con Bazzoli, che molto conta al Corriere. Che poi il veto sia stato posto ufficialmente da Maroni, puo' fare parte di un gioco di squadra. Certo il Cavaliere non avrebbe potuto dire no, al suo "amico" Amato. D'Alema quando, dopo l'incontro con Renzi, ha detto il nome "lo deve fare Bersani", ha lanciato la sua sfida. Bersani infatti preferirebbe Violante o la Finocchiaro, perche' considera D'Alema non gestibile (e non a torto dal suo punto di vista).  D'Alema era il suo capo politico, quello che lo ha prtato alla segreteria e dal quale ha impiegato un lungo periodo per smarcarsi. L'ex premier ovviamente c'e' rimasto male, non e' stato difeso dal suo "allievo" nemmeno quando un giovanotto di belle speranze ha chiesto la sua ottamazione con tanto di passeggiate da vecchio nonno ai giardinetti. Sono cose che non si scordano. E se Bersani dovesse ritrovarsi D'Alema si sentirebbe quantomeno molto condizionato. Discorso diverso con Violante.

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