Prodi il "nome" di Bersani per il Colle? Partita operazione tenaglia per la "zebra africana"

. Politica

E' partita l'offensiva politico-mediatica, sotto la cauta ma incisiva regia di Bersani, per portare Romano Prodi al Quirinale. In realta' Bersani tratta si' con gli uomini di Belusconi, ma fa melina e fin dall'inizio avrebbe in mente un nome e uno solo, altro che rosa. E a suo avviso sarebbe un nome al quale nessuno puo'dire di no o porre veti. E' sceso in campo anche Graziano Dellai, sindaco di Reggio Emilia, capo dell'Anci e uomo di Renzi. "Il nuovo presidente - spiega - dovra' garantire credibilita' internazionale, che per l'Italia vuol dire non solo essere interlocutore affidabili dell'Europa e degli Usa, ma anche dei paesi emergenti a partire dall'America Latina, dalla Cina e dall'africa". E Romano Prodi e' l'unico ad avere questi requisiti, quindi "i veti sono inaccettabili". Ed anche il leader del Pd la pensa cosi'. Non solo ma e' convinto che portando Prodi al Quirinale possa vincere con un rotondo 2 a 0, dopo la sconfitta nella partita d'andata, quella delle elezioni. Avrebbe un presidente che piace  Grillo con la sconfitta e l'isolamento di Berlusconi, sarebbe "scongelato" e riavrebbe quell'incarico, convinto di essere ripagato dai 5 stelle con il voto di fiducia per il suo "governo di cambiamento". Oltretutto Prodi e' sostenuto, piu' o meno manifestamente, da tutti i piu' autorevoli quotidiani, a partire dal Corriere, dove conta molto quel Bazzoli, suo grande amico. E non e' un caso che siano cominciate, proprio da via Solferino, per poi essere riprese in modo simile da altre testate, ricostruzioni che vedrebbe gia' una larga convergenza del Pd su Prodi. "Oltre a Bersani, che anche ieri ha ribadito di non volere nessun accordo di governo con il Pdl, il professore bolognese sarebbe gradito a D'Alema ai Renziani ed agli alleati di Sel". E tra i dieci nomi votati via web dai grillini c'e' anche il nome di Prodi, sul quale i 5 stelle potrebbero convergere se non dalla prima, dalla quarta votazione, quando si comincera' a votare a maggioranza semplice, consentendo anche la prima vera operazione politica di Grillo "alla luce del sole". Pero' ce' un ma, un dubbio. Perche' mai gli ex Pci dovrebbero rinunciare ad un loro uomo o una loro donna, D'Alema Violante o la Finocchiaro, ai quali Berlusconi sarebbe disposto a dare via libera per puntare su un ex Dc, anche se grande antagonista del Cavaliere negli ultimi vent'anni? E D'Alema vecchio nemico  "nemico" di Prodi sarebbe veramente disponibile a rinunciare al Quirinale magari per andare a fare il ministro degli Esteri? Insomma il vero problema per Bersani e' la tenuta del Pd, che svolgera' quasi un precongresso nelle votazioni per il Colle. Se davvero decidono di fare sponda con i grillini procedendo a voti di maggioranza su Prodi, corrono il rischio di avere dai 70 ai 100 franchi tiratori. E potrebbe essere la fine, a quel punto ingloriosa di Bersani, che finiribbe cosi' la partita di ritorno con un clamoroso autogol. E che nel centrodestra si avverta "il pericolo Prodi" non e' un mistero, tanto che anche la stampa pro Berlusconi e' scesa massicciamente in campo con titoli gia' di per se' significativi: "Il Pd genera mostri" (inutile spiegare chi e' il mostro), "Barbuto, anti-Cav, statalista. Un frankestain al Colle (meta' Grillo, meta' Prodi). Giuliano Ferrara parla di Bersani come di "un ministro di rango intermedio", quello che all'epoca del Pci sarebbe stato al massimo un quadro. Cosa che si dice pensi in cuor suo anche Napolitano, che ovviamente al Quirinale ad un Prodi, anche da lui mai non molto amato, preferirebbe quel Massimo D'Alema, che considera quantomeno il meno peggio che il mercato offre. Ferrara descrive anche Prodi come "Vendicativo di carattere, talvolta oscenamente". E spiega: "Ha parlato male , come un qualsiasi Ken Livingstone, ma senza il rango di una vittima della Iron Lady, di Margaret Thatcher, cui non avrebbe potuto nemmeno allacciare le scarpe". Se andra' Prodi, Ferrara e' convinto, saranno proprio loro, D'Alema e Veltroni, "i congiurati", ed altri di cui si parla, a "pagarla cara", essendosi meritati ampiamente negli anni la "vendetta quirinalizia". "L'unico a guadagnarci sarebbe Renzi, un generale fortunato che si avvierebbe a vincere ancora un biglietto della lotteria". Nel Pdl si continua a sperare in Marini o in Amato, senza pero' una grande convinzione. Il primo non lo vogliono ne' Renzi, ne' larga parte degli ex Ds. Sul secondo c'e' il veto, non tanto di Maroni quanto dello stesso D'Alema che lo ritiene responsabile di "gravi" scorrettezze ai suoi danni. E Berlusconi? Se fosse per lui voterebbe fin dalla prima votazione, Massimo D'Alema, dopo una intesa minima su un governo di scopo con dentro molti esterni d'area, lasciando a Bersani anche la facolta' di inserirci qualche suo politico. E il "grande candidato" che fa?  Dopo che lavora da 5 anni per arrivare al Colle (si e' appositamento allontanato dalla politica "on the road" e dai suoi giochetti), vuole ora allontanare quel clima di trincea gia' vissuto dopo la campagna elettorale del 2006. Cosi' smentisce  le voci ricorrenti: "Non ho nessuna candidatura, io sto semplicemente a guardare", E guardera' anche da lontano, perche' oggi tornera' in Africa per l'incarico Onu restando lontano dall'Italia nei giorni decisivi delle votazioni per il successore di Napolitano. E' facilmente prevedibile che pero' il 18, lontano dallo stress diretto, la "zebra africana" (meta Dc, meta' Ulivo. Oppure meta' Dc, meta' neo grillino), si terra' in stretto contatto, pronto a ricevere buone notizie dai suoi fedelissimi a Montecitorio. 

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