Bersani al bivio, terna o Prodi con Grillo King-Makers

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Ci siamo, entro fine settimana ma potrebbe anche essere giovedi' alla prima votazione, si avra' il nome del successore di Napolitano che siedera' al Colle per i prossimi sette anni, che si annunciano tutt'altro che facili, a partire da un inizio pieno di insidie. E molto del futuro politico dipendera' dalle scelte di Bersani, che ormai si trova di fronte al bivio piu' difficile della sua lunga vita politica: o blindare un accordo con Berlusconi su un nome condiviso (a parte Amato, Marini e Prodi, la terna, piu' o meno gia' bruciata prima di uscire, potrebbero tornare in pista altri nomi, primi tra tutti quelli di D'Alema e di Violante) oppure puntare decisamente su Prodi, sperando in Grillo sia per il Quirinale che per il governo. Questa sarebbe un po' la conferma della linea portata avanti sin qui da Bersani. Quello che pero' piu' lo preoccupa al momento, sia nell'uno che nell'altro caso, e' quello di procedere nelle votazioni con un Pd compatto e non lacerato dai franchi tiratori. I due terzi del partito sono per scegliere la strada di un'intesa con il centrodestra per un nome "condiviso", ma c'e' anche chi continua a guardare con interesse alle mosse di Grillo, che potrebbe convergendo su Prodi, portare in porto la prima vera perazione politica, dopo il successo elettorale. Si guadagnerebbe una bella legittimazione sia interna che internazionale se improvvisamente dovesse diventare il King-makers di Prodi. E riuscirebbe anche a ricompattare la sua base. Per ora i bookmaker interni al Pd danno le due ipotesi fifty, fifty, cioe' 50% per nome "condiviso" e 50% per Prodi. A giudicare dal titolo di ieri della bersanianissima Unita', con l'invocazione di "un presidente eletto al primo scrutinio" , attrraverso una "larga intesa" di "corresponsabilita' istituzionale" che se la prendeva con "veti e tatticismi che si annidano nel Pd", la strada scelta dovrebbe pero' essere quella della condivisione. Intanto Prodi dalla "sua Africa" (Ma ci sara' andato veramente?) fa sapere, tanto per ribadire dopo le false smentite di rito, che lui e' della partita: "Non vorrei che si creasse un problema di emigrazione di massa, posso solo dire che nella corsa al Quirinale non ci si iscrive e non ci si deve nemmeno pensare". Anche se lui ci pensa, e molto, e non da ora, ma da quando lascio' palazzo Chigi, anche perche' lui che si vede un po' come il Conte di Monte Cristo e qualche piccola vendetta politica se la prenderebbe ben volentieri. Ed in testa alla lista c'e un altro candidato per il Colle, Massimo D'Alema, al quale non ha mai perdonato quello "sgambetto" ricevuto quando guidava il governo, che "il giorno dopo" passo' proprio a D'Alema.

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