L'ultima battaglia di D'Alema, "incoronare" Renzi e salire al Colle

. Politica

Massimo D'Alema e' considerato sia a destra che a sinistra, Napolitano compreso, "il migliore", per carita' nessun paragone con Togliatti (all'epoca le stature politche, almeno nell'immaginario popolare erano ben altre, come dimostrano anche De Gasperi e poi Fanfani, Moro, Almirante), ma "il meglio o tra i meglio di quello che c'e' in giro". Rottamato da Renzi, che lo avrebbe visto bene ai giardinetti a fare il nonno, ma soprattutto non difeso da Bersani, piazzato proprio da lui alla segreteria, ora passa al contrattacco.  D'Alema e' un leader che pensa, ovviamente anche a se', non e' un francescano, ma soprattutto agli interessi del partito. E come vecchio militante del grande Pci mantiene viva una vecchia regola, quella di non criticare mai il segretario quando e' nel mezzo di una battaglia. Silenzio che pero' non significa inerzia e cosi' il suo lavoro si e' svolto a tutto campo, dentro il partito, con il Pdl e con Napolitano. D'Alema non e' un mistero non condivide la linea di Bersani fin dalla scelta di escludere il Pdl dalla scelta dei presidenti delle Camere, per passare alla bocciatura di un governo di larghe intese ed infine alle incertezze sul Quirinale. Insomma D'Alema appare in prima fila tra coloro che lavorono per un pensionamento anticipato di Bersani, tra l'altro "reo" di non supportare adeguatamente candidature del suo stesso partito per il Quirinale. Perche' puntare su Amato (che tra l'altro giudica colpevole di avergli fatto utimamente una grave scorrettezza. E questo Bersani lo sa) o Marini? Che non li vuole quasi nessuno e spaccarebbero lo stesso Pd? E perche' non puntare invece su un ex Pci sul quale invece Berlusconi ha chiarmete detto che sarebbe d'accordo per poi fare anche un governo "condiviso"? Perche' buttarsi nelle inaffidabili braccia di Grillo. D'Alema che aveva anche previsto una sconfitta elettorale o meglio alla mancata vittoria (si pensava piu' ai posti da ssegnare che alla campagna elettorale, non facendo la dovuta attenzione al Senato) ha visto Renzi, con un incontro dal valore simbolico. Qualcuno a lui vicino, lo definisce "un'incoronazione". E lo stesso Renzi a modo suo ha ricambiato, con un giudizio, come suo solito, tranchant: "Di D'Alema apprezzo la franchezza e la lealta'". In sostanza, di Bersani detesto l'ipocrisia e la falsita'. D'Alema non ama Renzi, ne' e' riamato, troppe distanze culturali, ideali, generazionali. Ma, sempre nell'ottica di salvare il partito e garantigli un futuro vittorioso, D'Alema, cui non fa certo difetto il realismo, non ha dubbi, serve Renzi, altroche' Barca. Anche se piu' vicino a lui quantomeno ideologicamente. "L'invenzione" Barca, gli e' sembrata una vera "sciocchezza", ideata dai soliti predestinati perdenti della sinistra. Il Pd ha gia' un suo nuovo leader e' Renzi. Il problema adesso e' spiegarlo allo stesso Pd. Convicere cioe' il Pd  che Renzi non e' soltanto un ottimo viatico per una vittoria elettorale, ma soprattutto potrebbe, anche con la vittoria, essere un robusto collante per un partito a rischio di espolsione. Naturalmente D'Alema stesso dal Colle sarebbe la migiore garanzia per questa strada e per una "gestione" oculata del giovane Renzi e per mettere all'angolo Berlusconi senza farne una vittima con tutto quello che comparta per il suo elettorato di centrodestra. Ultima considerazione: anche una sua candidatura al Colle dovrebbe essere di collante per il Pd, perche' se invece dovesse minare la unita' interna, il vecchio comunista, sarebbe il primo a farsi da parte in favore di chi riuscisse a garntire quella compattezza, piu' che mai necessaria per evitare le insidie di un collasso politco.

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