Letta, "Un governo di servizio ma non a tutti i costi". Napolitano: "Non c'erano alternative"

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Incarico pieno a Enrico Letta che si impegnerà per formare un "governo di servizio" in tempi brevissimi. Un governo, ha detto l'incaricato dopo il colloquio con Napolitano al Quirinale, che sarà di servizio, di servizio al Paese in un momento così delicato e difficile e che punterà su due grandi temi al centro del suo programma: il lavoro e il sostegno alle imprese e la riforma della politica, sotto il profilo istituzionale e quello del recupero di una "credibilità perduta" oltre all'abbattimento de suoi costi. Enrico Letta, che ha accettato con riserva come vuole la prassi, comincerà le consultazioni "brevissime" domani mattina a Montecitorio e l'obiettivo sembra essere quello di sciogliere la riserva già in serata, recandosi al Quirinale con la lista dei ministri - probabilmente solo dodici - per poi presentarsi alle Camere per la fiducia tra venerdì e sabato. Se riuscirà nell'intento il paese avrà un nuovo governo - a 56 giorni dalle elezioni - prima di lunedì e della riapertura dei mercati. Ma il governo Letta "non nascerà a tutti i costi", ha detto l'incaricato, intendendo con questo che se non ci fosse da parte di tutte le forze politiche un sussulto di responsabilità favorevole ad un esecutivo di "larghe convergenze", a dire basta a "giochi e giochetti", non esiterebbe a rinunciare. Lui ci metterà impegno e determinazione per dare alla guida del governo le risposte che il paese aspetta e vincere la sfida e sollevare il peso che gli è caduto addosso "più forte di quello che le mie spalle possono sopportare". Poi un saluto affettuoso agli altri due toscani (Amato e Renzi, Letta è nato a Pisa) di cui si è a lungo parlato come candidati premier prima dell'ultima decisione del capo dello stato. Sulla carta la strada pur disseminata di insidie (e a quello si riferiva l'incaricato quando ha detto "non a tutti i costi") è in discesa: Enrico Letta può godere dell'appoggio dichiarato del Pd (Bersani ha parlato di ottima soluzione ma non vanno sottovalutati i mal di pancia interni contro qualunque collaborazione con Berlusconi, di nuovo espressi nella direzione di ieri), del Pdl (Letta era uno dei due nomi insieme a quello di Amato fatti ieri dal Cav a Napolitano), di Scelta Civica e forse anche della Lega che aveva posto il veto solo sul nome di Amato. Contro il governo Letta si sono già schierati Sel, Fratelli d'Italia e il Movimento 5 Stelle (Grillo ha detto che "a Roma si stanno dividendo le ossa e le poltrone della Seconda Repubblica" mentre il paese è in agonia). All'incarico a Enrico Letta non c'erano alternative, ha detto Napolitano dopo avergli conferito l'incarico. Un Napolitano abbastanza ottimista e fiducioso nella riuscita del tentativo del vice-segretario del Pd, "un politico giovane relativamente agli standard italiani - ha spiegato il capo dello Stato - ma già con una grande esperienza parlamentare, di governo e internazionale". Il presidente della Repubblica ha voluto lanciare un nuovo appello a tutte le forze politiche perchè smettano di litigare e collaborino, anche abbassando i toni delle polemiche. Intanto torna ad impazzare il toto-ministri, ma Enrico Letta ha stoppato qualunque discorso sui nomi: "Li saprete quando e se scioglierò positivamente la riserva".

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