Quel 16 marzo del 78, Andreotti era al giuramento dei sottosegretari mentre rapivano Moro

. Politica

Era la mattina del 16 marzo del 1978, si era da poco costituito il governo del "compromesso storico" (Un monocolore Dc con l'entrata del Pci nella maggioranza tramite l'appoggio esterno), nato dall'accordo tra Aldo Moro, presidente della Dc ed Enrico Berlinguer, segretario del Pci, ma presieduto da Giulio Andreotti, considerato insieme ai dorotei, un uomo della destra democristiana. A palazzo Chigi stavano giurando i sottosegretari, prima del dibattito sulla fiducia in Parlamento. E Moro, appena uscito di casa per recarsi a Montecitorio per seguire il discorso di Andreotti e la successiva discussione, fini' nell'agguato delle Br, che lo rapirano, uccidendo gli uomini della scorta. Che pur essendo ben preparati non si aspettavano nulla del genere, tanto che avevano le mitragliette nel portabagagli dell'auto. Ci furono gravi negligenze dell'intelligence, che trascurarono l'importanza del momento storico. La notizia ad Andreotti fu avvisato poco prima delle 9 di mattina direttamente da capo della polizia. La notizia fu data ai giornali dal cronista parlamentare Vittorio Orefice, che entrando a Montecitorio, fu informato da alcuni agenti motociclisti, che sostavano all'entrata del palazzo. Poche parle sull'AGI: "E' stato rapito Aldo Moro". E cosi' Andreotti stava per cominciare la sua piu' difficile esperienza politica. Con il cuore a pezzi si presento' nell'aula della Camera, dove ormai si era sparsa la notizia, per pronunciare il suo discorso di presentazione del governo, che naturalmente cambio' completamente. Dopo una veloce consultazione con Berlinguer, il governo da "solidarieta' nazionale" divenne di "unita' nazionale" e subito i delineo' la linea della fermezza, che fini' per prevalere durante tutti i 55 giorni del sequestro. Furono giorni drammatici, con tanti punti ancora oscuri. Come la seduta spiritica alla quale partecipo' anche un giovane Romano Prodi, nella quale si indico' Gradoli. Fu preso per il lago, mentre Moro era effettivamente tenuto prigioniero in via Gradoli. Ma chi crede agli spiriti?  Fatto sta che le lettere di Moro si alternavano ai comunicati delle Br. La colonna romana voleva lo statista morto, mentre quella milanese era favorevole alla sua liberazione, che ritenevano avrebbe spaccato la Dc. Pci-Dc portarono, anche se drammaticamente, avanti la linea della fermezza, con Cossiga ministro degli Interni, che solo in futuro manifesto' molti dubbi. I socialisti di Craxi erano per la trattativa, che cerco' riservatamente di portare avanti anche il Papa, Paolo VI. Ma Andreotti insieme a Berlinguer tenne la rotta ferma, nessun riconoscimento dello stato ai terroristi. Il mondo politico visse quei giorni tra lacerazioni ed apprensioni con un'opinione pubblica divisa. Fino al 9 maggio, quando il corpo di Moro fu ritriovato rannicchiato nel portabagagli di una Renault R4 rossa, parcheggiata simbolicamente in via Caetani, a meta' strada tra le Botteghe Oscure e Piazza del Gesu', le due sedi storiche del Pci e della Dc. Per Andreotti si apri' un periodo difficile che duro' un anno e nove giorni. Rimase in carica fino al 20 marzo del 1979. Cossiga sul quale la vicenda Moro pesera' per tutta la vita, portandolo anche alla depressione, se ne ando' dopo un mese ed al suo posto subentro' Virginio Rognoni. La morte di Moro aveva comunque rotto gli equilibri e l'esperienza del compromesso storico fini'. Andreotti fece un altro governo, il suo V, che duro' fino all'agosto. Il 3 giugno, sempre del 79, si erano svolte le elezioni politiche. E capo del governo divenne Cossiga. La legislatura non duro' molto, ci furono nuove elezioni il 26 giugno dell'83. Comincio' cosi' con l'affermazione dei socialisti, la fase dell'asse Dc-Psi che porto' al primo governo Craxi, che duro' dall'agosto dell'83 all'agosto dell'86.  E da allora e' sempre stata lotta tra i fautori di un accordo Dc-Pci ed i loro successori e quelli del famoso pentapartito. 

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