Mossa di Berlusconi: "Convenzione, io presidente? Una battuta"

. Politica

Per il governo si avvicinano tempi difficili, per la tensione continua tra Pd e Pdl, cosi' Berlusconi cerca di spegnere i focolai prima che divampi l'incendio, sempre nell'ottimismo di ricevere quella da lui ritenuta "vera giustizia" dal tribunale di Milano. Altrimenti sara' tutta un'altra storia. Questione di giorni se non di ore. Per ora l'ordine di scuderia, e c'e' anche lo zampino di Napolitano, e' mantenere i nervi saldi, non abboccare a "provocazioni" politiche. Ed il Cavaliere a capo delle colombe del suo partito accentua il suo low profile, aspettando le scelte di un Pd che appare impaludato nelle sue risse interne. Gianni Letta ha anche incontrato brevemente Napolitano ai funerali di Andreotti e gli avrebbe riferito che la pazienza di Berlusconi non e' eterna. Tanto per sgombrare il campo dagli equivoci, il Cavaliere ha ridimensionato la sua richiesta di presidenza della Convenzione per le riforme. Forse quando a sorpresa l'aveva annunciata, pensava piu' ad alzare la posta per potere trattare che ad una candidatura vera e propria. Come dicono gli intimi: "Il Cavaliere conosce bene i suoi polli". "Ho visto tutte le critiche mosse alla mia persona sull'ipotesi di una mia presenza - ha spiegato ai giornalisti - ma io l'ho buttata li', era una battuta, scherzavo arrivando in Senato con i giornalisti". Aveva anche detto. "Io sono il piu' bravo". E questo naturalmente non lo ha smentito, perche' e' da sempre convinto di esserlo. Quindi: "Certo sono il migliore. Ma scherzi a parte io nel 94 sono stato il primo a parlare della necessita' di riformare la Costituzione e ho le idee chiare". Il Cavaliere pero' di fatto "boccia" anche la Convenzione che forse non e' lo strumento giusto per le riforme, perche' richiede tempi troppo lunghi. "Il cambiamento - spiega - puo' essere portato avanti dal Parlamento come recita l'articolo 138 della Costituzione, in modo da procedere nel piu' breve tempo possibile". E sottolinea: "E' tutto tempo perso", perche' l'idea della Convenzione era di D'Alema, che l'aveva presieduta, poi ripresa dai dieci saggi nominati da Napolitano e confermata da Letta nel suo discorso alla Camera. Poi subito "il triste balletto" per la presidenza. Per il Cavaliere, a questo punto,  e' meglio non perdere altro tempo e cominciare a lavorare in Parlamento.

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