Nel Pd fuggi-fuggi, nessuno vuole la reggenza. Cuperlo per il dopo

. Politica

Nel Pd e' un fuggi-fuggi generale, nessuno vuole fare il segretario reggente, il "traghettatore", figura debole ed inutile, destinata ad essere sacrificata nel rito congressuale. Certo e' strano il caos, le incertezze, i mille sospetii recirproci che regnano in quello che forse e' rimasto l'unico vero partito in Italia. Partito che tra l'altro ha la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato. E che nostante i dirigenti facciano di tutto per disamorare il loro popolo, continua ad affermarsi a livello locale, quando si vota. E' vero che ora nei sondaggi nazionali e' sotto il Pdl di 4 punti, ma e' avanti a Roma dove tra due settimane si vota per il sindaco e quando si dovra' rivotare per le politiche si vedra'. I sondaggi a distanza servono solo a perdere tempo e soldi. Fatto sta che la botta presa in Parlamento con l'elezione del capo dello Stato non e' stata ancora digerita. Nella rovinosa battaglia per il Quirinale sono stati malamente bruciati due leader storici come Marini e Prodi, e Bersani ci ha rimesso la testa. Conseguenza, una vera e propria balcanizzazione del partito, che nemmeno le anime storiche come D'Alema e Veltroni riescono a tenere insieme. Tutti contro tutti, con possibili maggioranze che variano in continuazione, seguendo ora i datii anagrafici, ora la linea politica e altre volte piu' semplicemente i rancori o le simpatie. Intanto sabato e' fissata l'assemblea nazionale e ci sara' una prima resa dei conti. Una task force sta cercando un nome condiviso, ma tutti i papabili si scansano. Ed alla fine potrebbe toccare al giovane Speranza, il capogruppo alla Camera, voluto da Bersani e che non piace a meta' dei deputati. Nel Pd e' un momento di anarchia: partito e gruppi parlamentari non comunicano piu', gruppi e governo si guardano con diffidenza. Anche il governo Letta di larghe intese e' ben lontano dall'essere digerito da tutti e le vicende giudiziarie del "nemico" Berlusconi accendono gli animi della componente piu' di sinistra. E proprio sulla linea politica che si sviluppera' lo scontro al Congresso, con da una parte Renzi o chi per lui e dall'altra, la vecchia anima diessina e dalemiana, giovani turchi compresi, che paiono orientati su Gianni Cuperlo. Se non altro uno che non abbia detto di no. Anzi: "Sono a disposizione". Ma non per la reggenza. Poi c'e' la discussione sulla distinzione tra la figura del premier e quella del leader del partito, per la quale occorre cambiare statuto. Ipotesi che fa scaldare gli animi. "Significherebbe - sostengono all'unisono renziani e veltroniani - snaturare l'idea stessa del Pd come partito a vocazione maggioritaria, collocato in un sistema bipolare senza l'assillo delle alleanze". Si allontana l'ipotesi di un Congresso sotto il caldo di luglio, che verra' pero' convocato all'inizio dell'autunno dall'Aseeblea di sabato. Fino ad allora chi sara' scelto dovra' garantire il governo Letta. Poi al Congresso lo scontro sulla linea decidera' pure le sorti del governo, che non sono appese solo ai voleri di Berlusconi, anzi...

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