Letta-Alfano: "Amici-contro", lite e pace con l'ombra di Berlusconi

. Politica

Enrico Letta e Angelino Alfano sono amici, nel senso ampia della parola, hanno una comune esperienza democristiana, anche se uno nella sinistra, sotto l'ala protettrice di uno dei padri nobili, Beniamino Andreatta (quello che gli ha insegnato, la piu' volte citata, differenza tra politica e politiche) e l'altro nella Dc dorotea-andreottiana e conservatrice, che era prevalente in Sicilia e sono entrambi moderati, pur militando ora in fronti contrapposti. Ed entrambi cullano, quello che e' piu' di un sogno nel cassetto, la premiership  uno del centrosinistra e l'altro del centrodestra, nella prossima corsa per Palazzo Chigi. Ed e' molto probabile che quando torneremo alle urne per votare, troveremo i due a confrontarsi alla testa dei rispettivi schieramenti. Altra cosa che li accumuna e' che, se anche da opposti punti di vista, sono sotto l'ombra di Berlusconi ed in qualche modo condizionati dalle sue vicende giudiziarie, che pesano come un macigno sul governo delle larghe intese. Letta vuole smarcarsi dall'essere considerato dalla sua sinistra il premier di un governo a guida Berlusconi e condizianato dai suoi problemi e soprattutto non vuole essere "bollato" come uomo dell'inciucio. (Tanto che non gli piace il termine di larghe intese e preferisce quello di "governo di servizio"). Oltretutto sarebbe paradossale per lui essere scavalcato a sinistra da un Matteo Renzi, che come carta disperata, potrebbe giocare quella dell'accordo con una parte dei grillini. Letta si considera ora, l'esecutore di un gravoso compito istituzionale nell'interesse della nazione, dettato dalla situazione e voluto dal Quirinale. Ma quando tocchera' correre per palazzo Chigi per un organico governo di centrosistra vuole esserci. Quindi non deve rimanere con il cerino in mano, se l'accordo Pd-pdl non va, tutti anche il suo partito dovranno prenderne atto. Linea dura. Si spiega in questa cornice il suo sfogo sul pullman che lo portava all'abbazia di Sarteano insieme ad Alfano ed agli altri ministri. Tra l'altro era stato appena eletto Epifani segretario del Pd (una sua vittoria: determinante l'asse tra lui, Bersani e Franceschini, con Renzi all'angolo), che come prima cose aveva attaccato Berlusconi, con un secco: "Sbaglia". E Letta rincarava: "Sappiate che non mi faccio logorare, se siete al governo per fare campagna elettorale, me ne vado. Non resto a palazzo Chigi ad ogni costo". Alfano incassa, poi la pace con la decisione del divieto di piazza e di Tv, almeno fino alle amministrative. Ma tutti in cuor loro su quel pullman prima, e in abbazia poi, sanno che non sara' proprio cosi'. Dall'altra parte Alfano, spalleggiato dal fido Lupi, il suo vero numero due, vuole continuare ad essere il "delfino" designato da Berlusconi e vuole allontanare da se' ogni pur minimo sospetto di parricidio. Meglio assecondare Berlusconi, anche se dovesse sbagliare, che mettercisi contro. E cosi' spiega di avere si' aderito alla manifstazione ma senza salire sul palco ed afferma: "Non ammaineremo mai le nostre bandiere, non ci appiattiremo  sulle posizioni del Pd. Tantomeno sul fronte giustizia. E non smetteremo di difendere Berlusconi". Alfano e Letta, amici, che non vedono l'ora di salutarsi con una stretta di mano per poi ritrovarsi di fronte come avversari, ma questa volta con una reciproca leggitimazione. Almeno la pax-lettiana sara' servita a qualche cosa.

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