Trattativa Stato-mafia: i pm citano Napolitano come teste

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Passo clamoroso della magistratura palermitana. I pm di Palermo, nonostante la decisione della Corte Cosituzionale di distruggere i nastri delle intercettazioni tra il capo dello Stato e Mancino (ordine eseguito lo scorso aprile), hanno citato Napolitano come teste al processo per la trattativa Stato-mafia, che si aprira' il 27 maggio in Corte d'Assise. Nella lista dei testi molti i nomi eccelenti: il presidente del senato, Piero Grasso, l'ex capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi (che pero' difficilmente potra' comparire, viste le condizioni di salute), il procurratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, Giuliano Amato. In totale i testimoni sono 178. Adesso la Corte d'Assise di Palermo valutera' sull'ammissibilita' dei testi a partire da Napolitano. Ed il Presidente sull'argomento e' parecchio seccato, perche' ritiene che il suo consigliere giuridico, Loris D'Ambrosio, sia morto d'infarto anche per il dispiacere del clamore suscitato dal suo scambio di lettere con Nicola Mancino, che e' tra gli imputati per la trattativa. D'Ambrosio assicurava di non avere mai "esercitato pressioni o ingerenze che, anche minimamente, potessero tendere a favorire Mancico". Allora Napolitano, rivolto a D'Ambrosio, commento': "Colpiscono lei per colpire me". In questo processo la magistratura va nuovamente a testa bassa contro la politica. La posta in paglio e' molto alta a livello di credibilita', perche' mai come in questo caso semplici teoremi non potranno reggere. Se ci sono i pm dovranno portare in aula prove concrete.

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