Ineleggibilita' 5 stelle: retromarcia pd, anzi no. Bolla di sapone? Per Capotosti e' incostituzionale

. Politica

Il Pd e' diviso sulla legge anti movimenti, che se approvata renderebbe inellegibili i 5 stelle. Molte le prese di distanza dalla proposta, tanto che il capogruppo al Senato annuncia il ritiro, ma la prima firmataria la Finocchiaro, smentisce: "Seve per garantire la trasparenza". Beppe Grillo, che tanto sa benissimmo che non se ne fara' niente, aveva esultato alla retromarcia di Zanda:"Zanda il pdmenoelle ha ritirato il testo della legge antimovimento. Il M5S potra' quindi partecipare alle elezioni e vincerle". Renzi ha gia' sparato ad alzo zero: "E' il modo per fare un regalo a Grillo e fargli vincere le elezioni". Ed ancora: "Se vuoi vincere le elezioni non puoi squalificare gli altri, altrimenti gli italiani ti beccanoi e ti puniscono". Tutto il Pdl e' contro l'iniziativa, bollata come "il solito tentativo del Pd di liquidare gli avversari politici con mezzi extrapolitici". Per molti del Pd il provvedimento da' un segnale sbagliato di debolezza. Per altri invece potrebbe essere preso come arroganza politica. Quel che e' certo e' che dimostra profonde divisioni interne su un punto, che poi inevitabilmente finira' in una bolla di sapone. Infatti il Pd, anche se fosse compatto, non avrebbe i voti sufficienti, visto che gli altri partiti sono tutti contrari. Tra l'altro, secondo l'ex presidente della Corte Costituzionale, Piero Alberto Capotosti, vietare la corsa elettorale ai movimenti non e' costituzionale. E spiega che e' stata fatta confusione: "Mi sembra che il ddl si rifaccia al modello previsto dall'articolo 39 per i sindacati, ma questo contrasta con quanto previsto esplicitamente per i partiti. E' solo per i sindacati, e non per i partiti, che la nostra Costituzione prevede l'obbligo dello statuto, che fissi un ordinamento interno a base democratica". Ed ancora: "Fissare statuti, pretendere la personalita' giuridica dei partiti infatti puo' diventare fortemente limitativo del sistema politico. Ed e' questo che i padri costituenti non hanno voluto: la liberta' e' il bene primario che la Costituzione vuole garantire alla dialettica politica". Capotosti spiega come si e' arrivati alla proposta, che ritiene sbagliata: "Si tratta di una tesi politica che circola da tempo, d che vorrebbe offrire un punto di ancoraggio normativo alla volonta' di controllare il finanziamento pubblico. Un ragionamento del tipo: se prendi il finanziamento devi avere uno statuto a base democratica e degli organismi interni. Ma si tratta di meccanismi fortemente limitativi del sistema politico".

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