Il fattore B e i timori di Pd e Pdl per "il giorno del giudizio" su Berlusconi della Cassazione

. Politica

L'anomalia e' tutta italiana, come spesso succede nella nostra storia, ed e' quella del Fattore B, cioe' di un Berlusconi e delle sue vicende giudiziarie, intorno al quale continua a ruotare la sorte del governo, della maggioranza e di alleanze presenti e future. L'anomalia non e' tanto nella larghe intese, la coabitazione tra Pd e Pdl, che ha ben illustri precedenti, anche in altri paesi, ma nella condizione di "sopensione", nella quale si trova il Cavaliere. Con una parte sempre piu' consistente del Pd, che si sta saldando (anche per altri motivi) in funzione anti-governativa. Grillo puo' muovere solo una pedina, perche' per lo scacco al re, occorre il Pd, cioe' per fare passare la famosa "ineleggibilita", che peraltro e' targata 1957. Perche' c'e' chi vuole affrettarsi su questa tortuosa strada, ricca di imprevisti, anziche' aspettare la sentenza della Cassazione? Infatti subito dopo l'estate, all'inizio dell'autunno, al massimo entro ottobre, e' previsto il giorno del "giudizio universale" per Berlusconi. Se verra' confermata la sentenza della Corte d'Appello di Milano, il Cavaliere, sara' fuori dai giochi politici, con 5 anni di interdizione dai pubblici uffici dovra' di fatto scontare un "ergastolo" politico. E proprio ieri la Cassazione si e' espressa in modo inequivocabile contro le accuse "infamanti" di Berlusconi alla magistratura. Quelle dell'Alta Corte sembravano, al contrario, le parole con le quali Berlusconi commenta solitamente le sentenze a lui piu' sgradite. Di piu' la Cassazione ha spazzato via anche le speranze del Cavaliere per la decisione della Corte Costituzionale che a giugno dovra' esprimersi sul conflitto di attribuzioni, sollevato per un legittimo impedimento, datato 11 marzo 2010 (Berlusconi era impegnato in un Consiglio dei ministri). I giudici hanno spiegato non soltanto che il Tribunale di Milano non aveva alcun obbligo di sospendere il processo, ma soprattutto che anche in caso di accettazione della tesi della difesa del Cavaliere, l'idea che tutto il processo possa essere travolto appare solo' "una recondita speranza di Berlusconi". Le parole durissime della Cassazione, per alcuni nel Pdl, lasciano pochi dubbi e nessun spazio di ottimismo sul verdetto finale. Quindi chi non vuole piu' Berlusconi sulla scena politica dovrebbe dormire sonni tranquilli. Ma non e' proprio cosi', perche' proprio la durezza della Cassazione potrebbe dare luogo ad un altro scenario. E Berlusconi, pur essendo molto contrariato, lo sa, tanto che ieri ha commentato solo la sentenza della Corte d'Appello, senza proferire parola alcuna sulla Cassazione. Anche su consiglio dell'avvocato Coppi, che e' entrato nel collegio difensivo, prendendone subito le redini. Parola d'ordine: "Niente attacchi a testa bassa e lavoro tecnico per convincere la Suprema Corte". Se infatti la Cassazione dovesse dare torto alla Corte d'Apello, non vorrebe a maggior ragione, svilirne il ruolo. Potrebbe solo essere un modo diverso di valutare quelle tre parole, che stanno alla base della sentenza di condanna: "Era assolutamente ovvio", che Berlusconi fosse informato anche da premier delle vicende dell'azienda, pur non dirigendola piu'. Insomma la Cassazione ha voluto come prima cosa rimettere le cose a posto e definire bene i limiti tra politica e magistratura, riaffermandone l'indipendenza e l'imparzialita', poi potra' decidere nel merito. E le parole di Vietti, vicepresidente del Csm, sembrano confermare il quadro: "Nei magistrati occorre riporre fiducia. Esistono rimedi processuali che consentono di rivedere le loro decisioni, se non le si condivide. Ma va evitata la delegittimazione di un'intera categoria che svolge un compito insostituibile per la difesa della legalita' e quindi per la stessa tenuta della convivenza civile e democratica". Sembra di sentire Napolitano e Napolitano e' l'unico in cui realmente crede Berlusconi. Come si vede scenari ed aspettative diversi, bastera' pazientare un po'...

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