Soldi ai partiti, l'ira di Grillo: "legge-truffa". Letta: "No, mantenuta la promessa". Ma il Web si scatena

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Il taglio (che poi tanto taglio non è, anzi...) ai finanziamenti ai partiti deciso oggi dal Consiglio dei Ministri con l'approvazione di un apposito ddl - subito annunciato con un cinguettio dal premier Enrico Letta che parla di "promessa mantenuta" - scatena l'ira di Beppe Grillo che battezza il ddl come una "legge-truffa" e invita i cittadini a dire come la pensano proprio sul Web lanciando l'hashtag #leggetruffa. Detto e fatto: in poche ore Twitter e Facebook si sono riempiti di commenti tra il rabbioso, il sarcastico e l'indignato. Ovviamente la replica del governo smentisce l'interpretazione del leader di M5S. "Nessuna truffa" dice il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello. "Il tetto massimo che andrà ai partiti per le donazioni volontarie sarà di 61 milioni. Non vogliamo far rientrare dalla finestra quello che esce dalla porta. E ci sarà il massimo della trasparenza". Ma sul suo blog Grillo spara a zero sottolneando come "I partiti saranno "aiutati" con servizi come sedi, bollette telefoniche, spazi televisivi". "Quindi i partiti dal 2017 non gestiranno più soldi? Illusi: "ciascun contribuente può destinare il due per mille della propria imposta sul reddito (IRE) a favore di un partito" e "i fondi non espressamente attribuiti dai privati attraverso l'opzione del due per mille, saranno distribuiti ai partiti proporzionalmente alle somme stanziate in via esplicita". L'importo totale a disposizione dei partiti - sostiene Grillo - potrebbe addirittura aumentare. Il finanziamento esce da una parte e entra dall'altra. I soldi dei cittadini continueranno ad arrivare e i partiti a mangiare. Il M5S ha mantenuto fede alle promesse elettorali e ha rinunciato completamente ai 42 milioni di soldi pubblici che gli sarebbero spettati. I partiti non sono riusciti a fare altrettanto. Questa è una "legge-truffa", una presa in giro per i cittadini che continueranno a pagare per far campare i partiti".

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