Berlusconi condannato? Per la politica un traumautico salto nel buio

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Da anni si parla negli ambienti politici del dopo-Berlusconi e molti sono stati gli scenari disegnati ed i movimenti per posizionarsi quando giungera' il fatidico momento. Grande fermanto nel centrodestra e dintorni per questioni di leadership e di potere, ma anche a sinistra il dopo Cavaliere apre a nuovi movimenti. Intanto a furia di dare per morto il Cavaliere, si sono gia' bruciati Fini e Casini, che avevano mire di sostituirlo o comunque di accappararsi i suoi milioni di voti. Ed anche Alfano e' andato molto vicino a scottarsi, perche' per un po',  ad un parricidio, possibilmente "dolce", ci ha pensato eccome. E con lui tanti altri del Pdl, falchi e colombe, tutti interressati a sparttirsi le spoglie. Ma a lui, che lo chiamino Cavaliere, Psiconano od Orco, poco importa, sembra avere sette vite, politiche si intende. Le batture con paragoni religiosi, anche vagamente blasfemi, si sprecano. Probabilmente era veramente gia' uscito di scena, ma il cambio di rotta e' stata la sentenza di condanna in secondo grado sui diritti Tv, che gli ha fatto intravedere, come relamente possibile "l'ergastolo" politico e perche' no, anche le sbarre. Una prospettiva che non piacerebbe a nessuno. E cosi' il giorno dopo la sentenza e' riapparso in Tv ed ha annunciato la sua ridiscesa in campo, che ha portato tanti guai a Bersani, con la sua ormai storica "non vittoria". Qualcosa che in casa Pd si puo' solo paragonare alla sconfitta della "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto. Ora siamo arrivati quasi alla resa dei conti. Berlusconi continua a giurare fedelta' a Letta ed alle larghe intese, perche' la vede come un naufrago vede, l'ultimo salvagente galleggiante. Berlusconi si ritiene una vittima anzi "la vittima" della magistratura milanese, perche' e' stato condannato senza che sia mai stata mostrata la prova della pistola od anche del pistolino fumante. "Non poteva non sapere", per la vicenda Mediaset, "E' ovvio che sapesse", caso Ruby (richiesta di condanna, sentenza attesa per il 24 giugno) "Concorso morale in concorso esterno", Unipol. Ma tant'e', se ora arrivera', come sembra certo la condanna per Ruby e soprattutto se il 19, sempre di giugno la Corte Costituzionale, non dovesse accogliere la richiesta di legittimo impedimento, si andrebbe sparati verso la sentenza definitiva della Cassazione, prevista in autunno. E se condannato sarebbe la sua fine politica, e non solo politica, perche' rischia seriamente il carcere, nel migliore dei casi gli arresti domiciliari. Sarebbe una fine traumatica, politicamente piena di incognite e di insidie. Differente infatti sarebbe lo scenario di un suo addio volontario alla politica o di un suo effetivo passo indietro. Se cacciato, si aprirebbe una pericolosa frattura tra il centrodestra ed il centrosinistra, che ci porteremmo appresso per decenni. Con tutte le conseguenze, possibili. Gia' l'Italia ha vissuto il trauma del dopoguerra, al termine di quella che fu una guerra civile tra repubblichini e partigiani. Poi ci fu il limbo, della guerra fredda, con pero' sempre lo strascico dei vecchi odi, di prima ma anche di seconda generazione. A muro caduto e' arrivata Tangentopoli, che ha riaperto vecchie ferite e ne ha aperto di nuove. Ora dopo vent'anni sembrava tornato un clima di pacificazione, anche per la preziosa e costante opera di Napolitano. Non tanto per il governo di larghe intese,  che puo' durare o meno, quanto, per l'attenuarsi di vecchi rancori con il prevalere di valori generalmente riconosciuti. Adesso pero' si rischia un nuovo salto nel buio e senza rete di protezione...

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