Renzi: "Vincitore primarie Pd deve essere il candidato premier". Una poltrona per due...

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Matteo Renzi rilancia la sua sfida: "Chi vince per primarie del Pd deve essere il candidato premier". Intervistato dalla Faz il sindaco spiega: "Non vorrei diventare capo del Pd per cambiare il partito, ma per cambiare l'Italia". Parole molto ambiziose, in pratica arrivare la' dove non e' arrivato nessuno ma anche molto chiare nei confronti degli avversari interni ed esterni Perche' se Atene piange, Sparta non ride. E cosi' non e' guerra solo nel Pdl, ormai avviato verso una Forza Italia 2, ma anche nel Pd. Dove si fronteggiano i favorevoli ed i contrari alle larghe intese. E dove soprattutto e' battaglia per la segreteria, quando si riunira' il Congresso. Ma intanto un presidente del Consiglio il Pd gia' ce l'ha, anche se e' a capo di un governo di coalizione. E Renzi, ovviamente per andare a palazzo Chigi, dovra' scalzarlo. Operazione tutt'altro che scontata soprattutto se Letta riuscira' a raggiungere l'obiettivo storico di fare le riforme. E poi tutti gli assetti probabilmente risentiranno di quello che accadra' a Berlusconi, con la sentenza della Cassazione sui diritti Tv a novembre, sia in un senso che nell'altro. Renzi parla bene di Letta "e' un amico, solido, abile, competente ed e' un grande europeista", convinto delle larghe intese con le quali sta governando. Pero' il sindaco vuole rottamare anche "l'amico", che come lui proviene dalle fila della Dc: "Tutto quello che fa e' pragmatico e non rivoluzionario". L'avvertimento e' chiaro: "Nella nostra situazione piccoli passi non bastano". Pero' prima di fare lui i "grandi passi" dovra' vedersela per la segreteria con l'attuale vice ministro dell'Economia, Stefano Fassina. Perche' forse i post Dc se lo sono scordato, ma il Pd non e' solo cosa lora, anzi il maggior nucleo di riferimento e' quello, al momento in ombra, dei post comunisti. E Fassina, che e' uno di quelli che rappresenta questa area, lancia il guanto di sfida: "Le regole servono a garantire la massima apertura, non a bloccare qualcuno. Renzi non si inquieti, se non sbaglio fu lui a volere modificare lo statuto pur di candidarsi. E comunque basta discutere solo di regole e basta vittimismo sulle regole". Anche se proprio le regole saranno decisive per capire chi vincera' la sfida. Poi l'affondo contro il sindaco: "E' fondamentale la separazione delle figure di segretario e candidato premier, mentre le primarie devono essere aperte a tutti quelli che intendono sostenere il Pd". Insomma una partita ancora aperta e tutta da giocare, quella del Pd, con due e piu' candidati alla segreteria, con le regole da decidere, con il Congresso ancora da convocare e soprattutto con un  premier gia' a palazzo Chigi e con un altro che vorrebbe andarci al posto suo. 

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