Scintille Renzi-D'Alema: nel Pd "rischio" ex Dc contro ex Pci, ritorno al futuro?

. Politica

Ormai e' guerra aperta tra Renzi e D'Alema. Prima il sindaco aveva "rottamato" con l'aiuto di Besani il lider maximo, poi avevano fatto quasi la pace (con D'Alema interessato, quando sara', al Quirinale) poi e' di nuovo lite, anche perche' il "giovanotto" di consigli, piu' o meno interressati, proprio non vuole saperne. Con molti a suggerirgli di non sprecare la sua identita' confondendosi con le vecchie e logore logiche partitiche. E' vero pero' che il Pd alle elezioni, se vuoi correre da premier, ti garantisce pur sempre uno zoccolo duro di partenza di circa il 25%. Lo prenderebbe anche Tuzzabanti Nicola. Se poi uno ha lo stoffa del leader, ci mette un altro 10 o 15% del suo, il gioco e' fatto. Ma il Pd, che con pregi e difetti, e' rimasto comunque l'unico partito articolato anche sul territorio e con una dialettica interna viva, discute e naturalmente litiga sulla strada da seguire e sul condottiero da scegliere. C'e' un Renzi contro tutti ed un tutti contro Renzi(se si eccetua Veltroni, tanto per fare una cosa nuova, in dissaccordo con D'Alema) ed al vertice dei big a Roma per parlare del Congresso c'era la grande guardia al completo, ad eccezzione del sindaco. Gia' si parla di un correntone, che darebbe vita alla nuova maggioranza dei democratici. Ma D'Alema afferma: "Non nasce nessun correntone, Renzi fa la vittima". Ed il sindaco risponde, non a caso scegliendo i microfoni del Tg5 (tanto per fare arrabbiare di piu' i suoi compagni): "Non devo devo chiedere a lui il permesso per candidarmi". D'Alema e' assolutamente convinto che la figura di segretario del Pd debba essere separata da quello del candidato premier del centrosinistra, che "dovra' essere scelto con le primarie quando ci saranno le elezioni". Per il segretario invece bastano gli iscritti, e' cosa interna al Pd. Renzi spiega le sue ragioni, sempre al Tg5: "C'e' un Italia fuori che vuole sapere che cosa vuole fare il Pd, io vorrei che il Pd non fosse fatto di correnti ma di ideee, basta le correnti". Ed aggiunge, rivolto a tutti i partecipanti del convegno "Fare il Pd": "Che questi signori cosi' importanti e autorevoli passino un pomeriggio a parlare di Renzi, mi dispiace per loro. Mi sento spaesato. Anziche' parlare delle mie mosse, si dessero una mossa". La conclusione: "Vorrei un paese che decidesse. Non possiamo continuare a rinviare". Ma l'allarme a questo punto viene lanciato da Franceschini. Lui non lo dice ma e' come se si fosse innescata una bomba ad orologeria. Perche' c'e' il rischio serio di una scissione. Ex Dc contro ex Pci, questo e' il pericolo, segnalato da Franceschini. "In questi mesi - ragiona - siamo passati a riconoscerci non piu' come ex Margherita ed ex Ds. Siamo passati a riconoscerci addirittura come comunisti e democristiani. Attenzione e' pericoloso". Il pericolo al quale allude Franceschini e' un salto all'indietro di oltre vent'anni (quando c'erano il Pci ed una Dc, di sinistra ma anche di destra, unita sotto lo stesso simbolo dello scudo crociato) con un possibile ritorno al futuro, con magari una nuova Dc, formata dalla sinistra del Pd e da quelli piu' di destra che per ora stanno con Berlusconi, in attesa del big-bang (vedi sentenza della Cassazione su Berlusconi a novembre). Una Dc che potrebbe vincere le elezioni con quel 35-36%, che aveva sempre avuto. E questa volta potrebbe avere la maggioranza assoluta con il premio di maggioranza, cosa che non le fu mai possibile nella sua lunga storia. Costretta sempre per il proporzionale a governare in colaizione. Ci provo' con la "legge truffa" degli anni 50, ma fu sconfitta dall'allora glorioso partito comunista. 

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




 

Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi