Il pasticcio kazako: Pdl, se cade Alfano cade il governo

. Politica

Governo in bilico per il pasticcio kazako? "Se cade Alfano cade anche l'esecutivo", ha detto stamane Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di un partito tutto schierato a difesa del vice-premier e ministro dell'Interno, a proposito delle due mozioni di sfiducia individuale presentate da M5S e Sel. E quante teste cadranno per la malagestione di un caso che ha riproposto all'attenzione internazionale un'Italia almeno pasticciona se non complice di un paese retto da un regime autoritario? Sono calde, caldissime queste ore in attesa che si faccia piena luce sul caso, in attesa della relazione del capo della polizia Pansa al ministro dell'Interno (domani o dopodomani) sul caso Ablyazov, in attesa dell'informativa di Angelino Alfano al Parlamento (giovedì) sul 'pasticcio kazako' , un pasticcio che ha fatto infuriare il premier Letta ("chi deve pagare pagherà"), reso furibondo il vice-premier  e sta creando grandi imbarazzi nel governo delle larghe intese. La polemica sull'operato della polizia quel 29 maggio, quando la moglie e la figlia di 6 anni del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, Alma Shalabayeva e Alua, furono prese in una villetta di Casal Palocco, a Roma, impacchettate ed espulse verso il Kazakhstan con procedura d'urgenza a bordo di un volo privato messo gentilmente a disposizione delle autorità italiane dal governo di Astana, cioè dal presidente Nazarbaiev,l'uomo forte del paese asiatico ricco di gas, non si placa anche a livello internazionale dopo le rivelazioni della moglie di Ablyazov (lui è rifugiato a Londra, lei ha l'obbligo di dimora nel suo paese ma non è agli arresti) sulle modalità dell'irruzione di polizia e Digos nella villetta alle porte di Roma ("mi hanno insultata, mi hanno chiamato 'puttana russa'"). E così mentre la Farnesina si sfila elegantemente dalle responsabilità sul caso dichiarando che gli Esteri non hanno alcuna voce in capitolo sulle espulsioni, lasciando nelle peste il Viminale (e forse anche il ministro della Giustizia visto che ben tremagistrati si sono sollecitamente adoperati alla fine di maggio per dare l'ok ad un'operazione delicatissima senza che nessuno agli Interni sentisse l'obbligo di informare il governo) girano mille voci su quali e quante teste di funzionari del Viminale cadranno, anelli di una catena di comando che decise alla fine di maggio di dire sì alle richieste del'ambasciatore kazako in Italia. Il Corriere fa tre nomi di funzionari che sarebbero a rischio: Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del ministro; Alessandro Valeri, capo della segreteria del capo della polizia; il questore di Roma Fulvio Della Rocca.

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