Calderoli si scusa ma non si dimette, scintille Letta-Maroni

. Politica

Si è scusato pubblicamente a palazzo Madama con il ministro Kyenge e con Napolitano, ma non si è dimesso dalla carica di vicepresidente del Senato. Roberto Calderoli - quello non nuovo a certe uscite, quello che ha dato in sostanza dell'orango al ministro dell'Integrazione - ha preso la parola al Senato per tentare di placare la bufera che si era abbattuta su di lui dopo quell'infelice comizio nella bergamasca. Ha ammesso di aver fatto una sciocchezza, di aver pronunciato frasi sbagliate e offensive ma ha respinto le accuse di razzismo: quindi niente dimissioni dalla carica istituzionale: "chiedo che il giudizio su di me, sulla mia terzietà e la mia imparzialità rispetto al mio ruolo di vicepresidente sia dato sulla base dei miei comportamenti e delle mie dichiarazioni in quest'Aula o quando ho l'onore di presiederla. Sul mio ruolo di politico  - ha detto ancora - il giudizio spetta a elettori perchè questa è la democrazia". Ma la vicenda registra ancora scintille tra il premier Letta e Roberto Maroni. Al premier che aveva invitato il leader della Lega e governatore della Lombardia a trovare il modo di 'chiudere' lo scandalo Calderoli (leggi: invitandolo alle dimissioni) e aveva anche accennato a possibili conseguenze sull'Expo 2015, Maroni aveva risposto picche, anzi aveva fatto sapere di aver parlato con Letta e che il botta e risposta su quella che veniva definita la "scivolata" del premier doveva considerarsi concluso. Macchè: la risposta di Maroni non è piaciuta affatto a palazzo Chigi: "Altro che tutto rientrato! La scivolata è solo quella di un leader che non riesce a far dimettere Calderoli da vicepresidente del Senato. Purtroppo è una carica che non è oggetto di voce di sfiducia, ma così facendo Maroni è correo dell'insulto al ministro Kyenge". In questo quadro si è inserito Beppe Grillo che sul suo blog non se l'è presa solo con Calderoli per la sa "battuta razzista da ubriaco da bar" ma con tutti quelli - quindi Pd e Pdl e anche Letta - che l'hanno votato, pur conoscendo i suoi 'precedenti', per la carica di vicepresidente del Senato.

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