Il Pd non vota la sfiducia ad Alfano, scoglio kazako superato?

. Politica

Sembra passata la paura per Alfano, e quindi per il governo, sul pasticcio kazako. Il vice-premier è stato blindato fin dalla prima ora dal Pdl, quindi blindato oggi anche da Napolitano che ha parlato di danni irrecuperabili se il governo Letta dovesse cadere. E blindato infine anche da un Pd - pur pieno di dubbi e mal di pancia - che stasera ha deciso che non sfiducerà il ministro dell'Interno nel voto di domani al Senato sulle mozioni presentate da Sel e M5S. I renziani che avevano pigiato sull'acceleratore delle dimissioni del titolare del Viminale probabilmente si asterranno ma il voto dei tredici senatori vicini al sindaco di Firenze non influirà, salvo sorprese, sull'esito finale che dovrebbe vedere battute le mozioni di sfiducia e quindi consentire al governo Letta di superare lo scoglio dell'"inaudita" espulsione (parole del capo dello Stato) - a insaputa di Alfano - della moglie e della figlia del dissidente kazako Ablyamov. I senatori del Pd dunque hanno deciso a grande maggioranza (80 sì, 7 astenuti, nessuno contraro) di salvare Alfano e di salvare al contempo il governo, di votare quindi no, domani, alla sfiducia al ministro dell'Interno. "Nel gruppo del Pd, c'è stata una discussione seria, sono molto soddisfatto - ha rassunto il segretario Epifani - per l'andamento dei lavori e della discussione. Mi pare che il gruppo, praticamente all'unanimità con sette astenuti, ha condiviso l'idea per la quale il governo deve andare avanti". Nello stesso tempo, ha aggiunto, "per chiarezza verso il paese si ritiene che la grave vicenda, su cui ci sono molte nebbie e che riguarda anche la riorganizzazione della macchina della sicurezza italiana debba essere un tema sul quale debbano essere risolti i problemi dimostrati". A margine dell'assemblea del gruppo una polemica tra Civati e Franceschini: secondo il primo il ministro avrebbe minacciato di espulsione i dissenzienti dalla linea scleta dal partito; il secondo ha smentito e chiesto le scuse di Civati "che non era nemmeno alla riunione". Ma che il governo Letta intenda andare avanti superando lo scoglio del giallo kazako e manifestando unità di intenti lo si evince anche dal comunicato finale del vertice tenutosi a palazzo Chigi stamane tra il premier, alcuni ministri e i capigruppo della maggioranza che sostiene l'esecutivo, un vertice in cui si è confermata la data del 31 agosto per accelerare sul pagamento dei debiti della PA verso le imprese, sull'Imu e sull'Iva. "Nel corso della discussione sono emersi forte sostegno politico, unità d’intenti e larga condivisione sull’impostazione, i tempi, il merito dei provvedimenti da attuare in materia di politica economica nei prossimi mesi, in particolare per ciò che attiene alla Legge di Stabilità. Nel dettaglio, dice la nota di Letta, "è stato confermato l’impegno – entro il termine di legge del 31 agosto – a imprimere un’accelerazione al pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, a fornire soluzioni strutturali per il superamento dell’Imu sulla prima casa nell’ambito di una revisione della tassazione sugli immobili, a individuare le coperture per evitare l’aumento dell’IVA che scatterebbe dal 1 ottobre, ad attuare provvedimenti in materia di ammortizzatori sociali e questione-esodati. Il tutto sarà finalizzato anche a definire strategie che saranno contenute nella Legge di Stabilità".

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