Letta: "Larghe intese non forever, bipolarismo il faro" (con lui premier)

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Enrico Letta guarda lontano e non si limita al governo delle larghe intese, che pur sta guidando. Appena sara' possibile tornare al bopolarismo, che rimane il faro, ci sara' un governo di centrosistra. Ed ovviamente lui, che si e' sobborcato anche le fatiche "dell'anomala maggioranza", si candida  a guidarlo. Magari dopo avere corso le primarie di coalizione contro quello che giorno, dopo giorno appare il suo unico avversario, Matteo Renzi. Il "duello" e' gia' iniziato da tempo e si concludera' solo con l'accantonamento di uno dei due. Almeno per palazzo Chigi. Letta in direzione ha chiarito: "Governo di servizio non vuole essere e non vuole dire governo di routine: noi non vogliamo le larghe intese forever. Quello che stiamo cercado di fare e' tornare al bipolarismo, che anche per me resta un faro". Poi si e' scagliato contro la legge elettorale e ne ha spiegato il motivo: "Non si puo' tornare a votare con il Porcellum, si rifarebbero le larghe intese un minuto dopo". Per quanto riguarda il partito ha esortato il Pd a "essere esigente" e a tenere "l'asticella alta". E per questo ci vuole "un segretario che faccia il segretario e che lavori a preparare un partito che quando ci saranno le nuovi condizioni sia pronto a vincere". Infine ha invitato il Pd ad una maggiore coesione: "Se siamo uniti  non ci batte nessuno, siamo un partito non un gruppo miso". I renziani ovviamente sono insoddisfatti su tutta la linea ed anche Renzi ha manifestato un certo disappunto. Ma non ha preso la parola ed ai giornalisti si e' limitato a dire: "Non parlo, quando ho fatto la promessa che sarei rimasto in silenzio  non ci credevate eh?". La direzione pero' rinvia il voto, troppe spaccature. Ci sara' ancora il tempo per un "confronto aperto", prima dell'assemblea nazionale del 14 settembre, che convochera' il Congresso, probabilmente, per il 24 novembre.

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