Berlusconi in attesa di un "segnale dal Colle", Marina o nuove larghe intese?

. Politica

Silvio Berlusconi sta aspettando un "segnale dal Colle", che anche lui sa perfettamente, che con ogni probabilita' non arrivera', almeno per ora. E' inutile aspettare Ferragosto o porre il termine piu' in la' a settembre, quando la Giunta per le elezioni del Senato riprendera' in mano, la pratica della sia incandidabilita'. In realta' Berlusconi sta prendendo solo tempo, perche' in mano ha una pistola scarica. Puo' minacciare elezioni, ma la caduta delle larghe intese non servirebbe che a metterlo ancora piu' all'angolo, senza piu' nessun appiglio. Lui si affida furbescamente a qualche spiffero per fare sapere: "Il Pd deve capire che sono il leader del Pdl. E deve sapere che se vuole che il governo rimanga in piedi, non puo' continuare a vergognarsi di noi". Ma Il Pd non poteva essere piu' espicito: il "No a qualsiasi tipo di salvacondotto" di Epifani, e in questo e' riuscito nel non facile compito di ricompattare tutto il partito, e' scolpito a chiare lettere sulle prossime mosse dei democratici. Il Pd chiude quindi ogni possibile strada di un "salvataggio" parlamentare, mentre Napolitano non ha nessuna intenzione di concedere la grazia o di usare il "lodo Sallusti", commutando la pena in un ammenda. Eventualmente se ne potrebbe riparlare solo se Berlusconi abbandonasse completamente la scena politica. Ed il punto e' proprio qui, tanto che il Cavaliere ne sta parlando nel suo bunker insieme ai figli ed ad alcuni, pochi, fidatissimi. L'aria dei "badogliani", non gli piace proprio respirarala. In ballo ci sono anche le sue aziende e quindi i suoi eredi. Perche'? La spiegazione Berlusconi l'ha confidata ad un suo vecchio amico. Il Cavaliere sa benissimo che la sentenza sara' eseguita e che la gigliottina scattera' puntuale, dopo un processo come quello di Luigi XVI, non a place de la Concorde, ma per la "concordia" tra i suoi avversari, tra fine settembre ed i primi di ottobre, al Senato. Ora deve decidere se andare alla "guerra" e candidare sua figlia Marina, scatenando l'ira dei suoi avversari, con tanto della riproposizione del Conflitto d'interessi (mettendo in gioco le aziende), ma anche del suo nome, una sorta di "staffetta" politica, e magari seguire gli eventi da dietro le sbarre oppure "mollare" e lasciare il posto ai "badogliani", gia' pronti a larghe intese da rifare, magari dopo elezioni, vinte da Letta o Renzi, poca importa. Infatti questa legge elettorale deve essere rivista, perche' giudicata incostituzionale dalla Cassazione per l'eccessivo premio di maggioranza. Cosi' con la nuova legge sara' piu' difficile ottenere la maggioranza anche alla Camera oltre che al Senato. Tradotto vuol dire che il Pd, anche se vincesse sarebbe costretto per governare a fare un'alleanza. E con Grillo, che presumibilmente continuera' a dire di no, nuove larghe intese, senza Berlusconi (se non ci sara' Marina a prendere il suo posto), potrebbero essere la soluzione. Insomma un lungo percorso, dalle larghe intese alle larghe intese.

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