Il "segnale dal Colle"? Non arriva ed allora Berlusconi alza il tiro: "Imu non si deve pagare"

. Politica

"Il segnale dal Colle"? Non arriva, Napolitano tace e da quando ha decretato lo stop alle intromissioni tacciono anche i giornali, anche quelli che riferiscono fedelmente il suo pensiero. Berlusconi freme, anche se lo sa, che il "salvacondotto", che poi nell'unica forma possibile sarebbe una sorta di "lodo Sallusti", cioe' un  intervento del capo dello Stato per commutare la pena in ammenda, non arrivera', almeno a breve. E cosi' tuona, avvertendo il governo: "La tassa sull'Imu sulla prima casa non si deve pagare, e' una battaglia di liberta'". Quando gli riferiscono gli aggettivi usati dal ministro dell'Economia Saccomanni sul suo "cavallo di battaglia", "sconsigliabile", "iniquo", poco "efficiente", addirittura "regressivo", il Cavaliere la prende come una provocazione per lui e per tutto il Pdl. Cosi' scrive di proprio pugno una nota di fuoco, e minaccia di fare saltare il banco se la tassa non verra' abolita, cosi' com'era nei patti. E spiega: "Liberare adesso 4 miliardi, attraverso l'eliminazione dell'Imu sulla prima casa, permette di aumentare il reddito disponibile per le famiglie che quindi, in un clima di rinnovata fiducia, saranno portate a spendere di piu', piuttosto che a risparmiare come avviene quando si ha incertezza o paura del futuro". Gia' i capigruppo Schifani e Brunetta si erano scagliati contro il ministro del Tesoro, ed un suo fedelissimo Matteoli, se ne e' uscito con la sintesi piu' efficacie: "Ma che il Pd ha deciso di fare cadere il governo?". E' partita la strategia di preparazione all'eventuale "battaglia" finale con il Pd da svolgersi sul terreno delle elezioni a novembre. Con la figlia Marina, candidato premier e con lui a vigilare e a rimanere il capo, dall'isolamento di una casa d'orata o da dietro le sbarre, poco importa. Sara' "liberato" moralmente dagli elettori o rimarra' nelle profonde galere se sconfitto. Rimane il ma, di un eventuale nuovo governo del Pd con i grillini. E' pero' una strada molto difficile per lo stesso Pd e su questo confida Berlusconi, che continua anche a sperare in un "ripensamento" del Colle. Quello che Berlusconi teme e', che il duo Napolitano-Letta maturi, nel "bene per l'Italia",  una invece per lui "malsana" idea: un governo con due soli punti all'ordine del giorno, conflitto d'interessi e legge elettorale, in modo da andare a votare nella primavera. 

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