Berlusconi: "Resisto", se si' a decadenza via ministri Pdl

. Politica

"Alea iacta est", il dado e' tratto, Berlusconi ha deciso: "Non mi passa nemmeno per la testa di chiedere la grazia". E se il Pd a settembre voterà per la sua decadenza da senatore, un minuto dopo i ministri del Pdl lasceranno il governo e la crisi da politica si trasformerà in crisi di governo. Il Cavaliere dopo alcuni giorni di ritiro nel suo fortino di Arcore lo ha comunicato ai suoi: "E la grazia non la chiederanno nemmeno i miei figli o i miei avvocati. E non chiederò nemmeno  i servizi sociali o i domiciliari. Io continuerò la mia battaglia a testa alta, anche dal carcere se servirà, non l'avranno vinta". Berlusconi non ci sta, e' disilluso, non crede più alle promesse o ad interpretazioni favorevoli di messaggi criptici. Anche dal Colle si aspettava di più, magari un provvedimento di clemenza motu proprio, per arrivare ad una pacificazione. Ma anche dal Pd si aspettava risposte diverse, risposte politiche in grado di salvare le larghe intese ed avviare una strada nuova con le riforme come primo obiettivo. Invece niente, se non le ripetute chiusure di un Pd, che ha ritrovato la sua compattezza solo nel chiedere la sua testa. "Avanti con coraggio", e' diventato il suo slogan, ripetuto stamani in una telefonata viva voce, ai militanti del Pdl intenti a raccogliere firme in suo favore. "Io resisto", ha incalzato il Cavaliere, "faro' fino all'ultimo l'interesse del paese e degli italiani. Non vi faro' fare assolutamente brutte figure". La conclusione: "Prepariamoci al meglio".

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